Stavo sfogliando la rivista ‘Glamour’ e mi sono trovata davanti ad un articolo intitolato ‘Zoom hi-tech’ molto interessante e a parer mio utilissimo per chi vuole stare sempre al passo con la tecnologia.
L’articolo di Chiara Oltolini ci descrive alcuni oggetti presentati all’ultima edizione del CES (fiera dell’elettronica di Las Vegas).
Questi oggetti sono chiamati Collaborativi proprio perchè progettati per far risparmiare tempo,spazio e per aiutarti nelle cose di tutti i giorni; alcuni sono veramente geniali e per quanto mi riguarda possibili candidati a diventare oggetti del desiderio comune.
Ve ne propongo alcuni,a iniziare dal primo smarthomephone di UrbanHello,con cui puoi parlare in vivavoce,con comandi vocali avanzati e riduzione di rumori;o la prima docking station delle dimensioni di un macaron (Panasonic SC-MC07); o la posata intelligente di Hapilabs HAPIfork,dotata di un sensore che invia dati al tuo iPhone e di una vibrazione ‘antiabbuffata’;ultimo ma non meno importante il BlueTree Electronic newKube, un mp3 che misura 2cm per lato con una memoria fino a 32 giga.
Prossimamente arriveranno anche i primi oggetti di uso quotidiano dotati di sensori che sfruttano il Wi-Fi o il Bluetooth per rimanere sempre connessi.
A breve potremo vedere nei negozi il primo robot-aspirapolvere capace di arrivare anche negli angoli più stretti (LG Hom-Bot Square); il primo sensore capace di controllare il computer con un semplice movimento degli occhi (Tobii REX); il robot lavavetri capace di arrampicarsi sui cristalli di casa (Ecovacs Winbot 7); il primo struccatore digitale di Foreo Luna Mini in grado di pulire il viso e idratarlo; infine l’orologio in grado di sostituire il cellulare (può connettersi al tuo smartphone e così puoi controllare chiamate,sms,app e mail).
Al giorno d’oggi abbiamo tutti questa estrema necessità di rimanere connessi con il mondo circostante,a volte tendiamo perfino a superare il confine tra realtà e mondo virtuale… ma questi oggetti possono davvero aiutare le persone in maniera sostanziale?Far risparmiare spazio e tempo? NE ABBIAMO DAVVERO BISOGNO?
Davanti a ciò che non si conosce o si è spaventati o si è affascinati. I “creatori dello sconosciuto” giocano molto con queste due sensazioni umane. Tra questi, probabilmente, possiamo includere gli artisti contemporanei.
Pierfrancesco Diliberto, meglio conosciuto come Pif, conduttore della nota trasmissione Il Testimone, dedica una puntata proprio all’arte contemporanea e ai suoi misteri, comprensibili a pochi eletti, a quanto pare. Si mette nei panni dell’italiano ignorante, che davanti ai profondi ed oscuri significati di quelle opere gli viene spontaneamente di affermare la tipica frase: “Sì ma lo potevo fare anche io!”
Effettivamente qualsiasi comune essere umano avrebbe potuto inscatolare le proprie feci in 90 barattolini come fece Piero Manzoni il 21 maggio 1961, o semplicemente effettuare un taglio trasversale su una tela come fece Lucio Fontana, o staccare un orinatoio dal muro ed esporlo a New York nel 1917 come fece Marcel Duchamp.
In questa puntata Pif intervista colui che della frase de “l’italiano ignorante” ne ha fatto un libro nel 2009: Francesco Bonami. Lo potevo fare anche io, perché l’arte contemporanea è davvero arte attraverso i suoi capitoli, dai titoli bizzarri, percorre cronologicamente alcune tappe dell’arte contemporanea. Hai rotto le palle è quello dedicato ad Arnaldo Pomodoro e alle sue rotonde sculture di bronzo; Che pacco! parla di Christo e Jean Claude e della loro ossessione per l’impacchettamento.
“L’arte è come il cibo, nessuno dice “non me ne intendo” quando va al ristorante. È il cibo dell’anima e della mente: dopotutto si mangia anche per piacere, non solo per sopravvivere. Gusterete l’arte come mangiare la pasta, senza pensarci tanto, criticando quella scotta e apprezzando quella al dente. L’arte contemporanea è l’arte più fresca, quella freschissima. Per gustarla bisogna essere pronti a dei sapori nuovi, come quando si viaggia all’estero e si sperimentano piatti sconosciuti, come le unghie di topo al tegame in Laos”.
F.Bonami, Lo potevo fare anche io, perché l’arte contemporanea è davvero arte, Mondadori, Milano, 2009, pag 1
Da due anni a questa parte è impossibile non riconoscere l’enorme sviluppo e successo che ha avuto Instagram in tutto il mondo, che si è infatti confermato una delle applicazioni più usate dai consumatori.
D’altronde chi di noi,anche solo per curiosità, non se lo è scaricato? Ma sarà solo una moda, un successo momentaneo, o una vera e propria svolta nel mondo del web?
Instagram è un’applicazione gratuita che permette agli utenti di scattare foto, applicare filtri e condividere su numerosi servizi di social network (Facebook, Tumblr, Flickr) che vanta di più di 90 milioni di utenti attivi mensilmente da tutto il mondo.
Le innumerevoli polemiche lanciategli sulla sua mancanza di privacy, sul mancato grado di separazione tra fotografia amatoriale e fotografia di qualità e la presunta crisi di utenza sono state decisamente smentite dato l’enorme sviluppo di quello che viene chiamato Visual Marketing.
Per dimostrarlo ho pensato di raccogliere alcuni casi di utilizzo di Instagram, per lo più di grandi brand, per iniziare a capire come è possibile sperimentare in chiave marketing con questo social media dalle potenzialità elevatissime: queste campagne hanno in comune il fatto che non è il brand a comunicare postando immagini ma è proprio l’utente stesso che comunica contenuti affini al brand in cui opera…
Poltrona ricavata direttamente dalla sezione di una barrique di rovere !
Le barrique utilizzate hanno vissuto un periodo in cantina per l’invecchiamento e l’affinamento di importanti vini.
Il naturale colore rosso rubino è la tonalità impressa dal vino stesso che unitamente alle pelli naturali esprimono il carattere vigoroso della poltrona.
Una volta seduti, si percepisce una fragranza zuccherina che rimane in aere per il tempo necessario di una breve esperienza sensoriale unica.
Larghezza 80cm, altezza 100cm e profondità 70cm circa.
Disponibile in colorazione esterna rovere sbiancato o al naturale. Disponibile con cuscino di seduta e schienale in pelle naturale o in ecopelle e colorazioni a scelta.
realizzato utilizzando una barrique di rovere con inserto sul top di un piano imbottito in gomma piuma ignifuga e rivestimento in vera pelle di bovino di provenienza europea
L’idea nasce da un gruppo di ragazzi milanesi nel 2008:
“We thought: “Why don’t we create something that arranges our music according to our moods and activities?” How many times do we arise on a sleepy Sunday morning with the desire to play songs suited to our moods, on command, without wasting time looking for the right songs to put together?”
Stereomood è una social web radio che ho scoperto grazie ad un post su Te la do io Firenze e che da allora ho difficilmente abbandonato.
Che cosa la differenzia dalle altre web radio? La possibilità di trasformare il proprio stato d’animo in playlist ad hoc create dagli utenti attraverso il tagging delle canzoni. Vi sentite assonnati? Vi siete appena svegliati? Oppure siete innamorati/arrabbiati/pazzi? Stereomood avrà una playlist infinita di brani perfetta per il vostro mood, basta scriverlo nella barra in alto ed il gioco è fatto, senza perdita di tempo.
Oltre ad offrire gratuitamente una libreria infinita di musica è un ottimo strumento per ascoltare artisti emergenti o di “nicchia”, non pensate di trovare la musica “commerciale” che sentiamo (e risentiamo) in radio e tv. Al massimo potete trovarci una bella cover.
Circa un anno fa, secondo le cifre che ho trovato su un articolo di Panorama.it, gli utenti erano circa 12milioni provenienti da tutto il mondo. Riuscirà quest’applicazione “proudly made in Italy” (disponibile anche per sistemi android, apple e kindle) a superare giganti come Spotify?
Time Republik è un social network che riunisce le esperienze lavorative dei partecipanti, i quali sono suddivisi in diverse categorie. Gli utemti si scambiano competenze e tempo.
Karim Varini è il fondatore e inventore del sito. Esso prende spunto dalla “banca del tempo” che apparteneva alla tradizione Svizzera in cui venivano offerte ore della settimana per lavori utili alla società. In questo caso il tempo diventa una vera e propria moneta di scambio.
Internet ha favorito la crescita in maniera esponenziale delle relazioni tra i lavoratori. I rapporti che si instaurano tra gli utenti del sito contribuiscono a fornire i profili dei partecipanti in base sia a caratteristiche personali che lavorative.
La piattaforma si è sviluppata soprattutto tra i giovani dei paesi dell’Europa,in particolare in Grecia e Spagna,dove la crisi è maggiormante radicata.
In Italia il Dipartimento dell’Informazione e dell’Editoria, ci avvisa che la lettura dei libri cartacei è in forte calo, ma c’è un settore che viaggia nella direzione opposta, il mercato dei libri digitali che è in forte aumento. A dare ulteriore impulso alla lettura digitale è Amazon, con il suo nuovo progetto che prevede il prestito di E-book, e l’acquisto dell’usato.Il progetto è già attivo in altri paesi, ma non Italia, dove il mercato è ancora piccolo e in evoluzione.
La proposta dell’ azienda leader nella vendita di libri riguarda il prestito dei diritti di lettura di un e-book a un altro Kindle per una volta e per un un massimo di due settimane, inoltre Amazon ha depositato un brevetto che permetterebbe la vendita dell’usato, tramite un pagamento ridotto, offrendo in cambio al lettore la licenza di lettura in maniera definitiva.
Esiste donna in Italia che non abbia mai sentito parlare di Clio Zammatteo,guru della cosmesi del momento? Credo proprio di no.
Attualmente,in qualsiasi profumeria italiana si possono osservare donne di tutte le età,dalle adolescenti alle più mature,rivolgersi alle commesse con delle richieste mirate,alla ricerca di quel preciso prodotto <<… proprio quello che usa Clio!>>.
Riflettendoci,oggi Clio Zammatteo è diventata veramente un personaggio noto al grande pubblico femminile,quasi una figura da venerare,in grado di regalare preziosi consigli su come truccarsi e su come nascondere i difetti del volto. Nella sua trasmissione sul canale “Real time” realizza due make-up diversi su due donne ogni puntata,e consiglia prodotti specifici per il volto.
Certo è che non saranno state solamente la simpatia e i preziosi consigli a far passare Clio dal caricare video su Youtube dal salotto di casa ad accapparsi una trasmissione tutta sua su un canale nazionale.
Evidentemente alle grandi ditte cosmetiche italiane e non,avrà fatto gola la prospettiva di un allargamento del target con un conseguente incremento di vendite dei loro prodotti,grazie alla creazione di un personaggio che già godeva della fiducia del popolo del web. Grazie a lei infatti,sponsorizzata da aziende cosmetiche di punta nel mercato internazionale attuale,tutte le donne di qualsiasi età ed estrazione sociale hanno inziato a ritenere indispensabili per il loro make-up prodotti considerati dalle più come superflui,o addirittura a loro totalmente sconosciuti, prima dell’ “Era Clio”.
Un anno fuori dalla rete, dal 1 maggio 2012 al 1 maggio 2013. È finito l’esperimento di Paul Miller, giornalista di The Verge che è ritornato nel mondo virtuale dopo la pausa che si era imposto.
Il giornalista era infatti certo che l’essere sempre connesso alla rete fosse la causa principale del degradamento della sua vita, delle relazioni e della sua stessa persona. Molti hanno spesso pensato a come sarebbe la via senza internet, senza poter controllare mail, chat, notifiche ed aggiornamenti. Miller la descrive un’esperienza positiva, almeno all’inizio, che tuttavia finisce con il presentare nuovi problemi.
Ora dovrei dire come ho risolto tutti i miei problemi. Dovrei essere illuminato. Dovrei essere più “reale”, ora. Perfetto. Invece sono le 20:00 e mi sono appena svegliato. Ho dormito tutto il giorno, mi hanno svegliato otto messaggi vocali sul mio cellulare da parte di amici e colleghi. Sono andato al caffè per consumare la cena, vedere la partita dei Knicks, coi miei due giornali e una copia del New Yorker. E ora sto guardando Toy Story, mentre guardo di tanto in tanto il cursore lampeggiante in questo documento di testo, desiderando che si scriva da solo, sperando di generare le epifanie che la mia vita non è riuscita a produrre. Non volevo incontrare questo Paul verso la fine del mio viaggio durato un anno.
L’obiettivo era quello di riuscire diventare una persona migliore, vivendo da internet free, scollegandosi da un mondo, quello virtuale, nel quale si sentiva come la ruota di un ingranaggio all’interno di un meccanismo. All’inizio lo sforzo lo premia e gli effetti positivi riscontrati sono numerosi. Il maggior tempo libero e la mancanza di stimoli provenienti dal mondo collegato lo portano a vivere con maggior interesse ed impegno le relazioni umane e a dedicarsi ad attività per le quali spesso il tempo è poco, come leggere un libro o annusare fiori, come lui stesso afferma negli articoli scritti in questo lungo periodo.
Tuttavia dopo i primi mesi sono riemersi i vizi e le vecchie abitudini, anche nel mondo offline. La corrispondenza da intrattenere con la ristretta comunità degli Internet free e le uscite diventano sempre meno frequenti, costano fatica e necessitano di impegno che, con o senza internet, deve provenire dalla persona. Così, come afferma il giornalista dopo un anno, non guido la mia moto. Il mio frisbee raccoglie la polvere. Sono sempre più le settimane durante le quali non esco con gente per più di una volta. Si deve poi aggiungere che solo grazie a Skype il giornalista riusciva a mantenere i contatti con la nipote di cinque anni che, non ricevendo più chiamate da parte sua, si convince che lo zio non voglia più parlare con lei. Le conclusioni alle quali arriva Miller lo portano ad affermare che la Rete non è connotata per sua natura. Siamo noi, con i nostri comportamenti e le nostre preferenze, a determinare il bene e il male delle nostre vite e continua dicendo che
Quando tornerò a Internet, forse non la userò bene. Potrei perdere tempo, distrarmi, cliccare su tutti i link sbagliati. Non avrò così tanto tempo per leggere, darmi all’introspezione o scrivere il grande romanzo fantascientifico americano. Ma almeno sarò connesso.
Tutte le persone sono ormai presenti in Rete e non è l’utilizzo delle tecnologie a renderci persone migliori o peggiori. Siamo persone, con i nostri comportamenti, i nostri vizi e le nostre virtù ed internet rappresenta solo uno dei modi e dei mondi attraverso i quali ci esprimiamo ma non certo uno strumento in grado di plasmare la nostra identità.
Fiorenzo Magni, il “terzo uomo” dell’epoca storica del ciclismo italiano, rivale di Fausto Coppi e Gino Bartali
Lo scorso 19 ottobre è venuto a mancare Fiorenzo Magni, autentica leggenda del ciclismo italiano ed acceso fautore delle sponsorizzazioni delle squadre ciclistiche da parte di industrie. È stato il primo ad accettare di “correre per un’industria”, cioè accostare il proprio nome a quello di uno o più prodotti, dando vita così al cosiddetto “abbinamento sportivo”, uno dei numerosi metodi per diffondere la pubblicità.
Un’intuizione che risultò decisiva per la sopravvivenza di tutti gli sport, ma soprattutto del ciclismo, a quell’epoca (1953) in crisi finanziaria a causa dei costi. L’esempio di Magni fu seguito negli anni successivi da altre aziende, prima fra tutte la Lanerossi, che diede il proprio nome ad una squadra di calcio, il Vicenza, evitandone il fallimento.
Paolo Rossi con la classica casacca Lanerossi
Da quel momento numerose attività imprenditoriali hanno finanziato singoli o squadre appartenenti a varie discipline, ricavandone notevoli vantaggi pubblicitari. Oggi a distanza di oltre cinquant’anni, è praticamente impossibile immaginare una manifestazione sportiva che non sia sponsorizzata da cartelloni pubblicitari e nella quale gli atleti indossino divise segnalate dai soli colori del club d’appartenenza. Proprio in merito a quest’ultimo aspetto, sembra passata un’eternità da quando i primi sportivi iniziavano a ricevere lucrosi ingaggi da imprese, figurando anche come testimonial pubblicitari delle più svariate marche. Adesso infatti non esiste personaggio sportivo che non possieda un suo sponsor o che sia diventato all’interno del proprio settore un volto-immagine utilizzato come mezzo, messaggio, segno pubblicitario. Tutto questo è diventato automatico in una società in cui il valore sportivo si è trasformato innanzitutto in una grandezza economica.
Girare il mondo in lungo e in largo con la persona amata…quanti hanno sognato di farlo per lo meno una volta nella vita?
Murad Osmann, fotografo russo, realizza questo sogno e con pochi ingredienti (un telefonino e l’ormai nota app Instagram) fa diventare la sua esperienza un vero e proprio fenomeno sul social network “prestando” alla nostra immaginazione la fidanzata Natalie che ci tiene così per mano e ci trascina verso le meraviglie del mondo.
Londra
Sfogliando la gallery fotografica troviamo Natalie, sempre di spalle, che ci trasporta per tutto il globo: Granada, Bali, Singapore, Hong Kong, Ravello, Venezia, Londra, Berlino, Mosca alcune delle mete.
Bali
Il progetto è nato per caso, ha ammesso Osmann. «La prima foto è stata scattata a Barcellona mentre eravamo in vacanza. Nataly era un po’ infastidita dal fatto che io ero sempre a scattare foto. Così mi ha afferrato la mano e ha cercato di tirarmi in avanti. Questo movimento non mi ha impedito di scattare… E così è cominciato tutto».
Il progetto, che si chiama “Follow Me”, vanta più di 270.000 followers attualmente.
Venezia
Hong Kong
Per i più curiosi suggeriamo di visitare la pagina Instagram di Murad Osmann ( http://instagram.com/muradosmann ) e di guardare il video Your hand in mine con un assaggio del famoso progetto.
Raffaele Simone, noto linguista di fama internazionale e autore di saggi circa l’affermazione e la crescita delle nuove tecnologie, nel suo libro “Presi nella Rete“, pone a confronto due tipi di pianeta o sfere(da lui sono chiamati così), la Media-Sfera e la Noo-Sfera. Nel primo pianeta inserisce tutti i nuovi mezzi di comunicazione, dai fantastici e luccicanti smartphone ai sottilissimi tablet fino a giungere a macchine fotografiche digitali ad altissima risoluzione o televisori piatti come un foglio di carta e vi lega, chiaramente, le migliaia di funzioni che questi apparecchi possono eseguire. Nel secondo pianeta, mette invece tutte quelle sensazioni, emozioni, sentimenti che gli uomini sviluppano ogni giorno e che possono derivare dall’esperienza di vita quotidiana.
Collegare questi due pianeti potrebbe sembrare semplice… invece Simone riesce a elaborare una chiave di lettura che s’inserisce nel “dietro le quinte”, va oltre l’evidenza e che porta l’uomo pensante a farsi una sua opinione ben determinata. Così Simone dice che non soltanto la Media-Sfera ha permesso all’uomo di evolversi e poter svolgere più rapidamente le proprie attività, ma anzi afferma che i mezzi di questo primo pianeta, hanno influenzato a tal punto gli uomini che quest’ultimi sono talmente dipendenti da apparire quasi come marionette nelle mani dei New-Media.
Ecco così che pochi giorni fa mi sono imbattuto in una situazione dove mi è capitato di ripensare alle parole di Simone e di come tale tesi possa essere largamente sposata. Infatti, trovandomi in un pub in centro a guardare una partita in tv, ascoltavo le conversazioni delle altre persone presenti,le quali spesso erano incentrate sui prodotti Apple, e dalle quali si capiva che nonostante i prezzi di listino esorbitanti, codeste persone avessero seguito la vita dei prodotti dell’azienda di Cupertino, comprando ogni volta un Iphone differente o un Imac che fornisse una funzione migliore. Addirittura i tizi sostenevano che oggi come oggi, senza prodotti di questo tipo, continuamente aggiornati e ultra-potenti sia impossibile vivere. Sempre le stesse persone, menzionavano poi altre tecnologie come l’XBOX 360 o la PlayStastion 3, sostenendo che fossero profondamente differenti, l’una per la grafica l’altra per la scorrevolezza dell’immagine e come essi le avessero entrambe, perché non averle è quasi un fatto grave.
Uscendo dal locale, ho ripensato a quei tizi e ho cercato di farmi delle domande a cui non riesco ben bene a darmi risposta..Sono davvero necessarie tutte queste tecnologie? Si stava meglio quando si stava peggio o è solo una visione pessimistica?. Ma soprattutto…chi si circonda di così tanta tecnologia, non sente il bisogno, talvolta, di metterla in un angolo e fare/essere.. “altro”??
La nostra esistenza,nel quotidiano, non si fonda solo su norme sociali scritte o implicite,perché fanno parte della nostra esperienza, ma anche su norme meno efficaci,meno durature nel tempo, meno difficili da cambiare:tali norme sono dette mode. Le mode a loro volta, possiamo farle rientrare negli usi e nelle consuetudini. Esse possono subire attacchi e trasgressioni, possono subire anche stravolgimenti epocali, ma tali trasgressioni e tali stravolgimenti non costituiscano certo un attacco alla normale convivenza civile.
Una moda è un comportamento che appare,che si diffonde,che ha il suo momento di gloria che si traduce,nell’arco di qualche tempo, in un’ esperienza passata che ha fatto storia e che si ricorda anche con qualche sentimento contrastante, di affetto e nostalgia o di fastidio.
Il mondo dei giovani, come ogni altro mondo che si costruisce dei propri valori,dei comportamenti conseguenti,dei propri linguaggi condivisi ecc., esprime quella che in sociologia è detta una subcultura giovanile.
I caratteri generali di una subcultura giovanile ci portano a chiederci quali posso essere,oggi, tra le mode più diffuse,quelle che meglio riescono a definirla e a giustificarla sul piano teorico. Una delle mode più diffuse tra i giovani è l’uso del telefono cellulare. L’uso del cellulare e,soprattutto, dell’ultima generazione della tecnologia cellulare,ovvero quella degli smartphone, ha prodotto una demarcazione generazionale tra i giovani e le precedenti generazioni: infatti non è rilevante che usino tutti e di tutte le età tale tecnologia, ma è fondamentale come la usano i giovani.
Uno dei primi e più acuti studiosi dei media, Marshall McLuhan ha spiegato,oltre quarant’anni fa, che il mezzo è il messaggio. Il senso di quella celebrissima frase possiamo ridurlo in breve a questa argomentazione: le tecnologie comunicative,mediante le proprie potenzialità e i propri vincoli,ci inducono a ridefinire l’esperienza che facciamo del mondo,spingendoci a condividerla con gli altri in un mondo particolare. La scelta di un determinato stile di consumo in una gamma di alternative possibili può essere descritta anche come parte del complesso fenomeno sociale della moda,ovvero di quanto individui e gruppi ritengono giusto e opportuno nelle scelte di vita che li caratterizzano socialmente. La moda si concretizza non solo nelle scelte della cultura materiale e degli ornamenti del corpo, ma anche in forme più immateriali come gli stili della comunicazione verbale e non verbale,le preferenze morali o religiose.
Ciascuno di questi aspetti presenta una forte carica simbolica ed espressiva: in particolare le scelte di moda caratterizzano l’identità sociale e esprimono in forma simbolica il proprio status.
Il 6 Maggio dalle 21.10, per 210 secondi, Carosello torna a farci compagnia. La Sipra (Rai pubblicità), dopo 36 anni, ha deciso di riproporre su RAI 1 quello che teneva fortemente legati alla televisione milioni di spettatori.
Carosello nacque il 3 Febbraio del 1957, tutt’oggi una giornata storica per la pubblicità italiana. Il servizio televisivo era stato inaugurato tre anni prima con un solo canale chiamato “Programma Nazionale” e secondo un accordo stipulato nel 1952, in una Convenzione tra RAI e Ministero delle Poste, in cui si stabiliva che la pubblicità ed i comunicati commerciali dovevano entrare nella casa degli italiani nel modo più delicato possibile. Così venne data vita ad una formula capace di offrire la pubblicità come “spettacolo aggiunto” alle normali trasmissioni. Si trattava di cortometraggi i quali prevedevano annunci che duravano complessivamente 2 minuti e 15 secondi. I 1345 secondi dovevano essere divisi in due parti: una spettacolare e un “codino”. La parte spettacolare non doveva contenere alcun riferimento al codino pubblicitario di 30 secondi circa e consisteva in scenette, balletti e numeri musicali, che rappresentavano una “storia conchiusa“. La nascita di Carosello derivava da un compromesso: il tentativo di mediare il passaggio fra la società tradizionale e le nuove forme del vivere moderno.
Oggi, la scommessa della RAI è quella di riportare l’aria degli anni Sessanta e Settanta, proiettandosi al futuro guardando al passato. La sigla d’inizio sarà sempre la stessa, ossia “I Pagliacci” rielaborata in passato dal maestro Gervaso, mentre il siparietto, che da sempre ha caratterizzato Carosello, subirà delle leggere modifiche. ”Carosello reloaded“, così rinominato, presenterà tre storie molto particolari con il fine di pubblicizzare lo stesso prodotto e brand, diversamente dal tradizionale format. Secondo voci di corridoio, vi sarà una nuova collaborazione tra la Sipra e la multinazionale Ferrero, chissà se rivedremo il Gigante amico e Jo Condor in nuovi sketch pubblicitari!
Tutto sommato il nuovo Carosello è simile a quello del passato, non sappiamo però se anche oggi, nel 2013, i bambini dopo Carosello andranno tutti a “nanna”.
La distinzione tra comunicazione autoprodotta e eteroprodotta è di particolare rilievo nella comprensione della tipologia di messaggi sia per i fini che persegue che per la tipologia di target a cui è destinata. In particolare, la comunicazione autoprodotta fa riferimento ad una comunicazione direttamente gestita dall’impresa stessa che, quindi, ne definisce i contenuti ed i canali attraverso i quali viene trasmessa. Al contrario, la comunicazione eteroprodotta, fa riferimento a tutti i messaggi riguardati un brand o un prodotto che vengono realizzati da fonti esterne all’impresa. In questo caso si fa riferimento al panorama dei social media e, in particolare, dei commenti e delle valutazioni che gli utenti condividono con la propria rete sociale e che, per loro natura, vengono percepiti dagli altri utenti come più trasparenti e validi rispetto alle forme tradizionali di promozione.
Tuttavia ogni impresa dovrebbe imparare a gestire anche questo tipo di comunicazione ed è il caso, poco riuscito, che vede protagonista Samsung nel nuovo capitolo dello scontro che la vede impegnata contro il colosso HTC. Il produttore coreano è stato infatti accusato recentemente di aver assunto degli studenti per diffondere attraverso i social network commenti volti a screditare l’immagine di HTC. La vicenda è quindi passata alle autorità locali e la Fair Trade Commission di Taiwan sta indagando sull’evento.
L’ammissione di colpa da parte di Samsung è arrivata presto, con la promessa di interrompere quel tipo di attività di marketing divenuto oggetto di polemiche. Infatti se le accuse si rivelassero fondate Samsung potrebbe essere condannata a pagare una multa di 800.000 dollari.
Il disagio è una condizione difficile che può essere causata dal fatto di non sentirsi amati e accettati o di sentirsi tristi per vari motivi,ma può anche essere dovuto a difficoltà momentanee,come la mancanza di lavoro o dei mezzi per sostenere la famiglia.
Molte ragazze si trovano oggi nella condizione di crescere un figlio da sole;sono escluse dall’aiuto della famiglia e dello stato poiché provenienti da paesi distanti e diversi….esse non sono spoglie solo del fatto di non avere un uomo e una famiglia al proprio fianco che le aiuta,che le consiglia,le sorregge…sono sole,senza una casa,costrette a vivere per strada con il proprio bimbo.
Molte Ragazze-Madri sono costrette dalla loro situazione,economica e sociale,ad abbandonare il proprio paese e ad emigrare. Esse sono riconosciute come cittadine del nuovo Stato perché prive del permesso di soggiorno,prive della cittadinanza e ciò non gli permette di trovare lavoro e di essere tutelate.
Cosa possono fare?
Da questa esigenza sociale e personale,sono nate associazioni caritevoli che sostengono queste madri ospitandole e offrendo loro sostegno morale ed economico.
Un esempio è la casa di accoglienza “Fraternità della visitazione-ONLUS”di Piandiscò (AR),nel territorio valdarnese,nata nel 2001,portata avanti da tre suore(Suor Simona,Suor Letizia e Suor Lucia)e da molti volontari. L’accoglienza è rivolta a minori in stato di abbandono,bambini e madri in difficoltà
Attualmente nella fraternità vivono bambini dai 0 ai 12/13 anni e le loro rispettive mamme. Lo scopo è quello di condividere con loro un tratto di strada,dandogli la possibilità di un nuovo inserimento sociale. Le difficoltà di inserimento della donna straniera con bambini hanno dimostrato la necessità di un servizio di pronta accoglienza che offrisse ambiti spazio-temporali per un immediato intervento di sostegno.
La loro giornata si svolge normalmente:i bambini vanno a scuola e come tutti devono svolgere i loro compiti quotidiani,i più piccoli rimangono in casa a giocare o a guardare un po’ di tv;vengono inoltre coinvolti in corsi di psicomotricità. Le mamme svolgono qualche lavoro al di fuori della “casa”o aiutano al mantenimento e alla gestione di essa.
Nell’ associazione Fraternità della visitazione,le spese che si devono sostenere sono molte e soprattutto possono essere difficili da mantenere. La fraternità usufruisce,per il suo mantenimento dell’aiuto di enti commerciali come la Coop,mense comunali,ecc, che gli consentono di adoperare tali risorse per la sussistenza dell’intera famiglia. Altre donazioni vengono effettuate dalla caritas e dalla comunità locale che dona loro indumenti e accessori per agevolare la loro quotidianità.
“Basta poco per ripartire” è la nuova campagna pubblicitaria della multinazionale svedese Ikea.
Il protagonista si trova in cucina, tra i fornelli e l’apparecchiatura di una tavola perfetta nell’attesa di qualcuno…
Una donna per un appuntamento galante?
No, l’ospite tanto atteso è sua figlia.
“Oggi ho deciso di ricominciare, oggi ho deciso che qualcosa di speciale può ancora accadere, oggi ho capito che se la mia vita è cambiata basta poco per cambiare con lei “.
Con questo slogan Ikea presenta un’immagine attuale, una storia che nella società odierna è possibile incontrare quotidianamente. Un’idea di famiglia nuova ma reale, diversa dalle perfette unità familiari presentate dalle pubblicità “Barilla” e “Mulino Bianco“, in cui la madre premurosa, il padre lavoratore e i figli ubbidienti, sono i protagonisti dello storytelling pubblicitario.
Già nel 2006 la pubblicità dell’automobile Kangoo-Renault Spagna, mandata in onda anche in Italia ma solo nei cinema, racconta di una famiglia separata e di un figlio che descrive al padre le magnificenze dell’autovettura del fidanzato della mamma. Lo spot sembra concludersi tristemente, in realtà il padre riesce a ribaltare tutto in modo spettacolare.
Lo spot firmato Ikea narra sicuramente un qualcosa di nuovo e diverso dal solito, che per un attimo lascia senza parole, dove i pensieri sono contrastati dalle immagini e tutto questo in soli 20 secondi di pubblicità.
Riuscire ad esprimere noi stessi,ad essere creativi e con inventiva non è affatto facile.Ogni giorno siamo alle prese con il tempo,i minuti contati,perennemente di corsa ed in men che si dica la gioranta è già finita mentre ancora avremmo avuto da fare un sacco di cose.Programmiamo di continuo per far rientrare tutti i nostri progetti in quelle 24 ore giornaliere concesse. Di certo,almeno una volta,avrete affermato:”Eh,se la giornata fosse di 48 ore invece che 24…forse avrei più tempo!”
In realtà con il passare degli anni le giornate scorreranno sempre più velocemente,non ci sarà più tempo per dedicarci a noi stessi…alle nostre passioni ed interessi.Già oggi risluta difficile ritagliarci dei nostri spazi,e mi domando:cosa potrà succedere tra dieci anni?…tale domanda mi inquieta!
Sono stati fatti degli studi proprio a proposito di questa frenesia giornaliera che non ci da il tempo di respirare.Nel libro di Martin Lindstrom “Neuromarketing”,si parla di un’analisi del 2007 relativa al comportamento dei pedoni in 34 città in tutto il mondo.Tale indagine,ha rilevato che il pedone medio si sposta a quasi 3,5 miglia l’ora,circa il 10 per cento più velocemente di quanto accadeva 10 anni fa…in Danimarca,si parla addirittura del 20 per cento in più.Anche se il testo in cui viene riportata tale ricerca tratta di un argomento diverso (comportamento d’acquisto) da quello che intendo affrontare ,penso che possa comunque rendere ben chiara l’idea della nostra “velocità di vita”.
A mio modesto parere, non solo la” velocità del cambiamento” nello specifico,ma anche la velocità in senso più generico…la velocità con cui ci spostiamo da un posto all’altro,con cui mangiamo,ci cambiamo ecc ..ha generato incertezza in tutti noi.Non sappiamo se riusciremo a fare una certa cosa,quale dei tanti impegni ha priorità rispetto ai tanto altri…Siamo immersi totalmente nella velocità e nell’incertezza di vita!
Riflettendoci,tutto questo non vi fa un pò paura? Non vi impaurisce la possibilità che forse tra poco non riuscirete davvero più a dedicarvi ai vostri interessi perchè diventerà tutto troppo veloce? Non vi preoccupano tutti questi grandi progetti di tecnologia d’avanguardia futuri?
Ho timore che tutto questo progresso ci porterà alla perdita del senso del reale, è difficile riuscire ad andare al passo con una tecnologia ed un mondo che diventeranno sempre più veloci e in cui noi diventeremo soltanto meri fruitori,oggetti della Persona Tecnologia.
Volevo condividere con voi questa personale riflessione ma,già che ci sono,anche una delle mie passioni restata fin troppo nel cassetto e a cui ho deciso finalmente di dedicarmi:La Fotografia
Finchè vi sarà concesso,dedicatevi a quel che realmente vi piace fare…che vi fà sentire liberi e in quel momento padroni del vostro tempo.Conservate il ricordo dei vostri spazi che ancora avete possibilità di creare,così forse affronterete la futura Persona Tecnologia consapevoli di voi stessi…persone e non oggetti.
Io fisso la mia realtà ,un clic e imprimo nella memoria quell’attimo che sono riuscita a cogliere e che nessun’altro riuscirà a riprodurre,perchè quella sarà la mia personale ed autentica realtà…colta e fermata per volonta mia e di nessun’altro.
Quanti di voi (oltre a me) sono caduti come pere cotte sull’ultimo pesce d’aprile firmato Google? Quanti di voi (oltre a me) il 1 aprile si sono messi ad annussare il monitor del pc? Quanti di voi (oltre a me) non sentivano assolutamente alcun odore e si sono chiesti il perchè? Beh, quel burlone di Google ha fregato un po’ tutti con Google Olezzo BETA.