‘Social networks’ Category

  1. Stereomood, turn your mood into music.

    maggio 12, 2013 by Jessica Paoli

    L’idea nasce da un gruppo di ragazzi milanesi nel 2008:

    “We thought: “Why don’t we create something that arranges our music according to our moods and activities?” How many times do we arise on a sleepy Sunday morning with the desire to play songs suited to our moods, on command, without wasting time looking for the right songs to put together?”

    Stereomood è una social web radio che ho scoperto grazie ad un post su Te la do io Firenze e che da allora ho difficilmente abbandonato.

    Homepage Stereomood

    Che cosa la differenzia dalle altre web radio? La possibilità di trasformare il proprio stato d’animo in playlist ad hoc create dagli utenti attraverso il tagging delle canzoni. Vi sentite assonnati? Vi siete appena svegliati? Oppure siete innamorati/arrabbiati/pazzi? Stereomood avrà una playlist infinita di brani perfetta per il vostro mood, basta scriverlo nella barra in alto ed il gioco è fatto, senza perdita di tempo.

    Oltre ad offrire gratuitamente una libreria infinita di musica è un ottimo strumento per ascoltare artisti emergenti o di “nicchia”, non pensate di trovare la musica “commerciale” che sentiamo (e risentiamo) in radio e tv. Al massimo potete trovarci una bella cover.

    Circa un anno fa, secondo le cifre che ho trovato su un articolo di Panorama.it, gli utenti erano circa 12milioni provenienti da tutto il mondo. Riuscirà quest’applicazione “proudly made in Italy” (disponibile anche per sistemi android, apple e kindle) a superare giganti come Spotify?


  2. Il calcio ai tempi della rete

    maggio 6, 2013 by Arturo Leoncini

    calcio-smartphone-internet-corbis258x258Sono ormai lontani i tempi in cui 90° minuto e La Gazzetta dello Sport (cartacea) giocavano un ruolo principale nella vita dello sport più amato dagli italiani. Adesso tutto si muove sulla rete ed ogni aspetto del pallone è cambiato molto da pochi anni a questa parte. Basti pensare alla mole di siti web più o meno specializzati che affrontano l’argomento e che, soprattutto, analizzano il calciomercato quasi in tempo reale: è incredibile notare come 30/40 anni fa fosse impossibile seguire il mercato da sotto l’ombrellone, attività che adesso ricopre la maggior parte dei malati di pallone.

    Ciò comporta non pochi problemi: il calcio sul web (ma anche la rete in generale) porta a fenomeni di vera e propria manipolazione di notizie. In poche parole, spesso e volentieri, i tifosi si trovano vittime di falsi sogni di mercato o di notizie ben poco verificate.

    Capitolo social network: adesso i calciatori hanno Twitter. Se fino a pochi anni fa era impossibile conoscere “pensieri” (?), abitudini e dettagli sulla vita privata dei beniamini di orde di supporter se non conoscendoli di persona, adesso tramite Facebook ed altri social è possibile rimanere in contatto con i proprio idoli del pallone senza troppi sforzi.

    Da aggiungere, infine, che ad oggi Youtube sostituisce gli highlights proposti dalla Rai. È possibile, infatti, rintracciare in poco tempo i video con le reti e le azioni dei gol senza spendere tempo o denaro. Si tratta questo di un aspetto che comporta problemi a livello di copyright e non solo: la televisione, oltre ad uscirne sempre più penalizzata, risulta un mezzo ormai vecchio e troppo analogico per gli standard digitali di internet.


  3. A spasso con Natalie

    aprile 28, 2013 by Helena Esposito

    Header_Murad

     

     

    Girare il mondo in lungo e in largo con la persona amata…quanti hanno sognato di farlo per lo meno una volta nella vita?

    Murad Osmann, fotografo russo, realizza questo sogno e con pochi ingredienti (un telefonino e l’ormai nota app Instagram) fa diventare la sua esperienza un vero e proprio fenomeno sul social network  “prestando” alla nostra immaginazione la fidanzata Natalie che ci tiene così per mano e ci trascina verso le meraviglie del mondo. 

    Londra

    Londra

    Sfogliando la gallery fotografica troviamo Natalie, sempre di spalle, che ci  trasporta per tutto il globo: Granada, Bali, Singapore, Hong Kong, Ravello, Venezia, Londra, Berlino, Mosca alcune delle mete.

    Follow Me

    Bali

    Il progetto è nato per caso, ha ammesso Osmann. «La prima foto è stata scattata a Barcellona mentre eravamo in vacanza. Nataly era un po’ infastidita dal fatto che io ero sempre a scattare foto. Così mi ha afferrato la mano e ha cercato di tirarmi in avanti. Questo movimento non mi ha impedito di scattare… E così è cominciato tutto». 

    Il progetto, che si chiama “Follow Me”, vanta più di 270.000 followers attualmente.

     

    images-1

    Venezia

    Hong Kong

    Hong Kong

     

     

     

     

     

     

     

     

     

    Per i più curiosi suggeriamo di visitare la pagina Instagram di Murad Osmann (  http://instagram.com/muradosmann ) e di guardare il video  Your hand in mine con un assaggio del famoso progetto.


  4. Yes we can!

    maggio 30, 2012 by Pam

    Calza a pennello la celebre frase utilizzata da Barack Obama durante la sua campagna elettorale, però non in positivo bensì, in negativo. Di cosa stiamo parlando? Parliamo della  “stravagante e controversa” campagna pubblicitaria effettuata in questi giorni dal team di Groupalia.

    In rete, dopo i fatti terrificanti avvenuti i Emilia Romagna, è circolato questo Tweet sulla pagina Twitter di GI:


    Si sa “in bene o in male purchè se ne parli” dicono gli attori o le persone di spettacolo, ecco che a quanto pare la regola si è perfettamente inserita anche nel e- commerce. Il post si commenta da se. Le scelte in tempo reale sono molto rischiose. Groupalia ha prontamente cancellato il tweet, ma gli utenti ormai lo avevano immortalato e diffuso sul social network. Feroci sono stati i commenti in risposta dai followers della pagina, che giustamente hanno espresso il loro sdegno per l’utilizzo di una tragedia di questa portata come trampolino di lancio pubblicitario.

    Questo, come spesso parlato durante le lezioni frontali, è il giusto esempio di quelle campagne pubblicitarie che di forte impatto, nonostante la disapprovazione ottengono attenzione e focalizzazione da parte delle persone. Si nel modo sbagliato, ma il risultato è un successo lo stesso garantito.

    L’azienda si scusa prontamente sulle proprie pagine Facebook e Twitter..Ma questo basterà a riacquistare la fiducia e l’engagment dei propri consumatori?  Chi lo sa :)


  5. “Through the lens of an iPhone”

    aprile 9, 2012 by Michela Pistorio

    Instagram Scattare, applicare un filtro e condividere: è questo in tre parole l’iPhoneography.
    E’ diventato oggi di tendenza cogliere momenti della vita quotidiana attraverso l’occhio “discreto” del proprio iphone e attraverso applicazioni trasformare foto comuni e apparentemente impersonali in foto originali.
    Nata inizialmente per iPhone, iPad e iPod Touch, Instagram è un’applicazione gratuita di condivisione foto che permette agli utenti di scattare, applicare filtri, postare la foto e ricondividerla su tutti i social network che si possiedono. Una particolarità di questa applicazione è che non si può utilizzare dal pc.
    Pubblicamente rilasciato sull’App Store il 6 ottobre 2010, Instagram, nel marzo 2012 contava già 25 milioni di utenti. Data la sua grande popolarità, il 3 aprile 2012 avviene il lancio dell’app anche sulla piattaforma Android.
    Kevin Systrom, il CEO di Instagram, e il co-fondatore Mike Krieger spiegano da dove presero la loro ispirazione: la voglia di scattare fotografie riprendendo le polaroid di un tempo con la loro istantaneità, da qui la particolarità della forma, quadrata per l’appunto, abbinando a questa la condivisione grazie alla grande potenza di internet.
    L’iPhoneography ormai famosa in tutto il mondo, potremmo dire che è diventato quasi uno stile, uno stile di fotografia: la possibilità di non perdere nessun attimo, poiché effettuata tramite uno strumento sempre a portata di mano.


  6. Teach4Learn: il social network made in Tuscany

    marzo 30, 2012 by Giovandomenico Guadagno

    Logo Teach4Learn

    Teach4Learn, creato da un gruppo di ragazzi toscani che ne hanno partorito l’idea e progettato il funzionamento, è un nuova tipologia di social network inaugurata da pochi mesi e che di giorno in giorno sta vedendo crescere i propri iscritti.

    Ma cosa significa Teach4Learn? Gli utenti hanno la possibilità di indicare quali sono le materie, le discipline e le attività di qualsiasi genere che sono disposti ad insegnare e quelle che vorrebbero imparare.

    teach4learn sitoteach4learn sito

    Il sistema li metterà, quindi, in contatto con chi è in grado di insegnare loro quello che vogliono imparare e con chi vuole imparare da loro quello che hanno da insegnare.

    teach4learn sito

    A questo punto, gli iscritti potranno contattarsi attraverso un sistema di messaggistica interna e decidere, di volta in volta, quale sarà la migliore condizione per l’insegnamento: direttamente on-line oppure dal vivo, a seconda della disciplina.

    L’utente che impara, cede di fatto all’utente che insegna parte delle proprie ore guadagnate insegnando a sua volta un’altra disciplina, ed il gioco è fatto! In maniera completamente gratuita si possono imparare tutte le materie e le attività.

    Più insegni e più ore ricevi e questa banca ore potrà essere spesa per imparare qualcosa di tuo interesse da un qualsiasi altro utente iscritto al social network.

    Alla fine del rapporto di insegnamento, gli utenti saranno tenuti a lasciarsi un feedback che farà da garanzia per i successivi rapporti che verranno ad instaurarsi.

    Dobbiamo proprio riconoscere a questi intraprendenti ragazzi toscani che, in un periodo in cui niente sembra avere il valore che noi gli attribuiamo, torniamo a dare valore a ciò che indiscutibilmente lo ha: la Conoscenza, quella con C maiuscola.

    Fonte: Articolo di Emanuele Canepa per il mensile Reato d’Opinione

    P.s. La grafica del sito è in aggiornamento.


  7. La bacheca di Garibaldi

    marzo 23, 2012 by Michela Pistorio

    Cosa sarebbe successo se Garibaldi avesse avuto a disposizione la potenza di internet con i social network come facebook o twitter?

    Ci ironizza su da un paio di mesi la compagnia telefonica della Tim utilizzando nei suoi spot un Garibaldi innovativo alle prese con telefonia, internet e social network.  Ironia o meno, internet affiancato alla potenza dei social network, nell’ultimo decennio si è rivelato lo strumento vero e proprio di mobilitazione di masse. Basti pensare a quante campagne nascono su facebook ogni giorno, dalla semplice pubblicizzazione di prodotti a quella di campagne umanitarie. Sono decine gli avvenimenti di rilevanza mondiale che ci fanno intravedere all’interno della rete uno strumento con una potenza non indifferente.

    Tra questi eventi non passa sicuramente inosservata la campagna promossa dalla Invisible children. Un video, intitolato Kony 2012 ,  girato da questa associazione si sta diffondendo nel web grazie alla sua condivisione attraverso i social network assumendo una portata definibile tranquillamente virale, raggiungendo in poco più di due settimane 80 milioni di visualizzazioni in tutto il mondo. Lo scopo di questa iniziativa è appunto rendere nota, attraverso lo sharing, la storia di Joseph Kony, un uomo dell’Uganda che ha arruolato più di trenta mila bambini nel proprio esercito, privandoli di una serena infanzia e sottoponendoli a una dura vita caratterizzata da atrocità. Invisible children ha quindi deciso di sfruttare la potenza di internet e dei media, invitando gli utenti dei social network a guardare e condividere il video; in questo modo ognuno di noi può dare il proprio contributo partecipando attivamente alla causa semplicemente cliccando sul tasto condividi.

    Come dimenticare poi, tra gli eventi menzionati sopra, il caso di Sakineh, donna iraniana arrestata nel 2005 dopo il presunto assassinio del marito. A seguito di un processo iniquo, è stata condannata per adulterio durante il matrimonio e separatamente per complicità nell’omicidio. L’adulterio durante il matrimonio in Iran è punibile con la lapidazione, a questa decisione tutto il mondo si è mosso in suo aiuto: il nome di Sakineh ha riempito oltre che gli striscioni nelle piazze anche tutti i social network esistenti.

    Questo ci lascia intravedere l’importanza che hanno assunto internet e i social network da un paio di anni a questa parte, un’importanza riscontrata anche da guru a livello mondiale come Chris Anderson, direttore della rivista mensile statunitense Wired, tanto da spingere internet tra i candidati al premio Nobel per la pace per l’anno 2010. Logo Internet for peace Egli afferma che la tecnologia può davvero cambiare il mondo. Internet ha ora raggiunto un livello superiore. [..] La gente vuole la pace e se ne ha la possibilità, lavorerà incessantemente per averla. In poche parole, non c’è partita tra un account Twitter e un fucile AK-47, ma a lungo termine la tastiera è più potente della spada.

    Tale proposta si basa sulla convinzione che Internet costituisca un potente strumento di democrazia e che la comunicazione globale veicolata attraverso la rete sia il mezzo più efficace per superare barriere di tipo politico e militare, per diffondere la conoscenza e per affermare la cultura della collaborazione e della condivisione. Così il direttore di Wired Italia Riccardo Luna commenta Internet for peace.

    Una società in continua evoluzione, dunque, che trasforma i cavalli e i condottieri di una volta in piccoli e portatili personal computer per condurre verso fini nobili.


  8. Squola di Blog

    marzo 21, 2012 by angela.d

    Si torna a scuola ma con la “q” grazie al master a distanza in social media marketing La Squola di Blog ,indirizzato a formare nuove figure professionali in grado di ricoprire ruoli in ambito comunicativo tali da generare visibilità attraverso i social media o comunità virtuali.

    Il panorama attuale,con il continuo diffondersi dell’uso dei social network,sembra quasi richiedere forzatamente un marketing che sfrutti a questo punto la possibilità dell’interazione tra utenti piuttosto del classsico marketing tradizionale che richiede di essere solo spettatori di pubblicità.

    Attraverso l’uso dei social media si diventa portatori in prima persona,condividendo esperienze e contatti,del contenuto che si vuol sponsorizzare in modo da attirare sulla fiducia il consumatore destinatario di tale prodotto.

    Le aziende che ne fanno uso,non sono le proprietarie della piattaforma in cui si diffonde la sponsorizzazione ma ne sono semplici utenti,a loro volta,come tutti noi usufruitori di media.Questa sorta di parità apparente tra brand e utente/consumatore richiede comunque delle capacità di gestione che si devono apprendere,seppur apparentemente alla portata di tutti.

    É in questo scenario che si colloca La Squola di Blog per fornire le giuste competenze e tecniche di strategie di social media marketing per formare le persone che a loro volta formeranno aziende.


  9. CircleMe.Il nuovo social network italiano

    marzo 15, 2012 by moira

    Non è un sostituto di Facebook, non è una piattaforma per trovare l’anima gemella, non è un social network. Ma ha spunti che ricordano tutte queste cose.
    E’ un mondo dove gestire le proprie preferenze.Ci si iscrive e – con il classico meccanismo del like che ha fatto la fortuna di Zuckerberg – dici al sistema cosa ti piace.Esempio:Arisa.

    Cosa fa CircleMe? Per prima cosa ti notifica tutto quello che può interessarti sulla cantante: nuovo album, concerto vicino a casa tua, interviste. Poi ti segnala altre persone a cui piace.Oltre a essere connesso con i propri amici, si può entrare in contatto con quelle che vengono definitelike minded people, persone con interessi uguali ai tuoi, ma che magari vivono dall’altra parte del mondo.

    Come è stato spiegato a wired.it, CircleMe nasce da un’analisi attenta del mercato: “ Le persone esprimono online i propri gusti per due motivi: o per fruire di un’esperienza social – vedi Facebook – o per utilità – vedi Amazon o Netflix. Questi ultimi siti sono molto verticali, mentre Facebook è talmente generico da rendere le informazioni troppo diluite. Abbiamo pensato che fra questi due modelli ci fosse spazio per qualcosa di nuovo”, racconta Giuseppe D’Antonio.

    Giuseppe, 37 anni, è volato negli States con una borsa di studio universitaria, ci è rimasto dieci anni, poi ha viaggiato fra Singapore, Londra e Parigi e infine è stato riportato in patria da Google. Dopo un’altra esperienza in Dada ha conosciuto Erik Lumer, fondatore di Babelgum e della start up Cascaade si è unito al nuovo progetto. “ CircleMe funziona grazie alla tecnologia di Cascaad. È tutto un lavoro semantico. Tu scrivi che ami Star Wars e CircleMe va alla ricerca di tutto ciò che è correlato a quel mondo”, continua Giuseppe.