E’ una bella giornata di sole. Viene inquadrato un bambino dal volto triste perché il padre non è ancora arrivato a casa per giocare con lui. Appena tornato, il padre propone al figlio di fare una “partita”. Tutto lascia intendere che i due escano fuori per godersi un sano pomeriggio all’aria aperta. Ecco invece che la “partita” diventa virtuale e il video game ha preso il posto del pallone in giardino. Era lo spot di un video gioco calcistico di qualche anno fa.
Alzi la mano chi di noi non ha mai visto un bambino di neanche 10 anni usare in maniera “naturale” un iPad o maneggiare con disinvoltura un computer?

Tutto ciò ci riporta alla figura di nativo digitale. Per nativo digitale (dall’inglese digital native) s’intende una persona cresciuta con l’ausilio delle tecnologie digitali come i computer, Internet, smart phone e Mp3 e che è capace di padroneggiarle con naturalezza. Abilità multi-tasking e conoscenza di linguaggio digitale sono solo alla base delle capacità di questi bambini in grado di aprire un blog già all’età di 6 anni. A questa figura si contrappone quella dell’ immigrato digitale (digital immigrant) vale a dire una persona cresciuta prima delle tecnologie digitali e che le ha adottate in un secondo tempo.
Non tutti concordano sul fatto che i bambini e i giovani (che sono per la loro età nativi digitali) abbiano una maggior dimestichezza con la tecnologia a differenza degli adulti che sarebbero più diffidenti o maldestri nei loro confronti. Si deve giustamente ricordare che l’universo digitale è stato creato dagli immigrati digitali.
Di recente, il programma televisivo Le Iene nella puntata dell’11/04/2012 ha approfondito questo argomento ponendo alcune domande a bambini dai 4 ai 12 anni che sapevano ben destreggiarsi tra le nuove tecnologie. Se ci pensiamo un po’ non è raro trovare un bambino in cerca di una parola sul Wikidizinario invece che affidarsi alla ricerca manuale di un dizionario tradizionale.
Non solo. Il 14 ottobre 2011 Repubblica.it postava il video di una madre che riprendeva la sua bambina di appena un anno intenta a sfogliare una rivista. Per la bimba, la rivista cartacea non era altro che un iPad mal funzionante, dato che cercava in tutti i modi -cliccando con il dito la rivista cartacea- di far partire dei contenuti multimediali.
Che fine ha fatto il bimbo che scarabocchia sul primo foglio che gli capita sotto mano o che gioca con le costruzioni colorate di plastica? Dove sono i bambini che si rincorrono sull’erba al sole? Trovo che la prospettiva del bambino-tecnologico-dalla prima-ora sia un po’ triste, o quanto meno scoraggiante soprattutto se invoglia a chiudersi in casa davanti a un monitor invece di sfruttare le belle giornate. Con ciò non intendo dire che sono totalmente o necessariamente contraria alle nuove tecnologie. Non è neanche corretto “addossare” la colpa alle nuove tecnologie se creano effetti di dipendenza. Anzi, ritengo che la tecnologia sia un ausilio. E in quanto tale è atto migliorare la vita dell’uomo e non a condizionarla. Ma saperla ben gestire e dosarla in maniera adeguata è solo compito nostro.
