1. Pubblicità Subliminale

    May 19, 2012 by irene piccolotto

    Messaggio subliminale (dal latino sub, sotto, e limen, soglia, in riferimento al confine del pensiero conscio) è un termine mutuato dal linguaggio della pubblicità ma che, in psicologia, si riferisce ad un’informazione che il cervello di una persona assimilerebbe a livello inconscio. Il messaggio è trasmesso attraverso scritte, suoni o immagini che trattano un qualsiasi argomento che nasconde al suo interno – come in un codice cifrato – ulteriori frasi o immagini avulse dal contesto iniziale che rimarrebbero inconsapevolmente nella memoria dell’osservatore, tuttavia la gran parte delle ricerche scientifiche svolte in merito ha rilevato che il messaggio subliminale non produce alcun effetto forte e duraturo nel comportamento umanoeccetto se visto più volte.
    Si cominciò a parlare pubblicamente dei “messaggi subliminali” nel 1957 quando Vance Packard pubblicò il libro “I persuasori occulti”. Poco dopo James Vicary rese pubblici i risultati di un suo studio in cui egli affermava che gli avventori di un cinema in cui venivano inseriti brevi messaggi subliminali di tipo pubblicitario nei fotogrammi del film (“bevi Coca-Cola” e “mangia popcorn”) aumentavano effettivamente i consumi dei prodotti in questione.
    Essenzialmente lo scopo di un messaggio subliminale sarebbe, se inserito nei comunicati pubblicitari, di invogliare il consumatore ad acquistare uno specifico prodotto. Oppure, attraverso la scrittura e la grafica in genere ed anche attraverso il suono, potrebbe servire a propagandare pensieri ed ideologie di qualsiasi natura, compresa la propaganda politica e/o elettorale.
    Accuse di manipolazione subliminale sono state mosse a produttori di film ma anche a musicisti, dai Led Zeppelin ai Queen (“Another one Bites The Dust” ascoltato al contrario produrrebbe “It’s Fun to Smoke Marijuana”, “E’ divertente fumare marijuana”).

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    Sulla base di diversi studi ed esperimenti, si è scoperto che c’è molta più attività nei centri della ricompensa e del desiderio quando i soggetti osservano le immagini “subliminali” che quando vedono le immagini esplicite. In altre parole,il soggetto sarà più propenso all’acquisto nel momento in cui assiste alla programmazione di una pubblicità subliminale,proprio perché questa ha la capacità di intervenire sul desiderio più intimo della persona.

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  2. Ultima lezione: le presentazioni degli studenti

    May 17, 2012 by gianluca torrini

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  3. Coca-Cola: il marchio più conosciuto al mondo

    May 9, 2012 by Silvia Benigni

    La Best Global Brands riconosce la Coca-Cola come il marchio più conosciuto al mondo, seguito dalla Apple. Se chiedete alla nonna o al bambino di qualsiasi paese se conosce la Apple probabilmente non avrete tutte risposte positive, ma la maggior parte negative. Ma se fate un sondaggio su quanti conoscono la Coca-Cola vedrete che non riceverete nemmeno un no, al di la che siano consumatori o meno.

    La Coca-Cola ha saputo cambiare il nostro immaginario collettivo. Nel 1931 Coca-Cola ingaggiò l’illustratore Haddon Sundblom di creare una campagna pubblicitaria nel periodo natalizio. La figura di Babbo Natale divenne cosi quell’omino panciuto con i baffi e vestito tutto di rosso con barba bianca e cappello. Prima di questa campagna Babbo Natale era vestito di verde.

    La coca cola inoltre è famosa per i vari contenitori utilizzati in tutti questi anni che la rendono facilmente distinguibile rispetto alle altre confezioni di bevande. Il design è stato ideato nel 1915 prendendo spunto, forse, dalla forma del baccello di cacao. La forma della famosa bottiglia di Coca-Cola viene frequentemente utilizzata per descrivere la parte posteriore della carrozzeria della vettura di Formula 1 che, vista dall’alto, assomiglia appunto alla bottiglia.

    Coca-Cola è anche famosa per le particolarissime bottiglie che la rendono facilmente distinguibili e ciò ha reso questo bottiglie oggetto di collezione.

    CURIOSITA’

    1- Inizialmente il colore della Coca-Cola doveva essere verde, poi venne aggiunto il caramello che le conferisce il colore scuro.

    2-Lo slogan delle prime campagne era la “Pausa che rinfresca” ma venne cambiato in “Il momento che rinfresca” perchè a Tokyo il concetto di pausa ha un valore negativo.

    3-Il semplice sciroppo di Coca-Cola era venduto come medicinale nelle drogherie in tutta l’America.

    4-Negli anni ’60 i Beatles accettarono di diventare i testimonial.

    5-Dopo la parola “OK” la parola Coca-Cola è la parola più conosciuta al mondo.

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  4. Zara e H&M nel cellulare

    May 9, 2012 by Silvia Benigni

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  5. PUBBLICITÀ PROGRESSO

    May 9, 2012 by Serena

    1. 1. È un’associazione nata in Italia all’inizio degli anni ’70, sull’esempio di analoghe iniziative del mondo anglosassone. I professionisti che ci lavorano lo fanno volontariamente e gratuitamente, senza fini di lucro. Anche i media che divulgano le campagne della P.P. lo fanno a titolo gratuito.
    2. Le associazioni che partecipano a P.P. sono varie: tra esse la Rai e Mediaset.
    3. Esse si pongono come compito quello di risolvere problemi morali, civili ed educativi. I criteri usati per la scelta del tema della campagna sono i seguenti: avere interesse nazionale; non avere carattere commerciale, né partitico, né influire su interessi finanziari di specifiche associazioni e istituti.
    4. Con la nascita di questa associazione si comprende per la prima volta che la pubblicità può svolgere un ruolo di pubblica utilità. La comunicazione infatti qui è indipendente dalla presenza del prodotto e dall’invito a consumarlo
    5. Alcune campagne, delle 28 realizzate:
    • 1971-72: a favore della donazione del sangue. Slogan: “Diventa sempre più difficile far finta di non vederlo. C’è sempre bisogno di sangue. Ti aspettiamo”. [Foto: tre medici e un’ambulanza dell’AVIS, su cui è scritto: "Non hai più scuse per non entrare qui"].
    • 1972-73: a difesa del verde. Slogan: “Se trattate i boschi come pattumiere, tra qualche estate i vostri pic-nic li farete in pattumiera”. [Foto: una famiglia fa pic-nic in mezzo a una discarica]
    • 1991-92: a favore del volontariato. Slogan: “Per essere utili agli altri non serve volare. Basta volere”. “Volontariato. Lo straordinario di ogni giorno”. [Disegno: fumetto di Superman che vola]
    • 1991-92: contro il razzismo. Slogan: “Saranno amici per la pelle”. [Foto: due adolescenti in bicicletta: quello nero guida, quello bianco sta dietro] Altre scritte minori parlano della multirazzialità spontanea tra i bambini.
    • 1992-93: a difesa dei non-vedenti. Slogan: “Il guaio dei non vedenti è vivere in un mondo di ciechi”. [Foto: una macchina parcheggiata sul marciapiede].
    • 1996-97: un gesto di civiltà. Slogan: “Un gesto di civiltà, contagio vitale”. L’obiettivo della campagna era quello di educare i cittadini a comportamenti civili (migliorare i rapporti umani, l’ambiente, la qualità della vita (p.es. mettere le cinture di sicurezza, abbassare il volume della tv, cedere in tram il posto a un anziano ecc.).

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  6. Students usually know a little bit more than teachers with the technology

    May 4, 2012 by Domiziana Giacardi

    Sarà vero?
    Non facciamo di tutta l’erba un fascio, su questo siamo d’accordo , ma cosa pensiamo quando vediamo salire sul palco un ragazzino di appena dodici anni, il quale con tutta la tranquillità e la disinvoltura di questo mondo ci comunica di aver sviluppato due App?Lo stupore non può che prendere il sopravvento sulle nostre altre emozioni. Questo giovanissimo genio si chiama Thomas Suarez è il creatore di due app: - Bustin Jieber e  - Earth Fortune Un nuovo Steve Jobs?  Thomas sostiene di essere stato ispirato da lui, e nel video postato da me sopra nella sua presentazione delle app traspare molto Jobs. Sarà sicuramente un caso, il suo, ma almeno ora si può dire che talvolta “l’alunno supera I maestri”.

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  7. Cos’è Fox Italia?

    May 3, 2012 by Pam

    In previsione dell’incontro col Direttore di Fox Italia, del 18 Maggio 2012 qualche informazione utile per conoscere meglio il mondo del nostro ospite :)

    Fox Italia (Fox International Channels Italy s.r.l) è un azienda, con sede a Roma, dedita allo sviluppo di canali televisivi per l’intrattenimento creata nel 2004 in seguito alla nascita della piattaforma satellitare Sky nel 2003.

    La società Fox Enterteinement Group di cui fa parte Fox Italia è di proprietà della News Corporation, la quale possiede anche il network Fox che viene trasmesso in chiaro negli Stati Uniti.

    Fox Italia fornisce 12 canali con diverse tematiche d’intrattenimento che variano dalle serie tv, ai documentari e ai programmi per bambini, offrendo una vasta gamma di palinsesti dove il telespettatore può decidere in base ai propri gusti e alla propria “ispirazione” del momento che cosa guardare.

    Vediamo nel dettaglio i canali da cui è composta Fox Italia:

    Fox è il canale che per primo ha debuttato il 31 Luglio 2003 sulla piattaforma di Sky. La programmazione prevede la messa in onda di un po’ tutti i tipi di serie (sci-fi, comedy, drama, etc) dalle novità come Glee, agli imperdibili come Grey’s Anatomy o i grandi cult come Buffy l’ammazzavampiri.

    Abbiamo diverse varianti di Fox per esempio Fox + 1 e Fox + 2 che rispettivamente trasmettono il palinsesto un ora e due ore dopo. Fox HD per una visione ad alta definizione ed infine Fox One che permette la visione dell’intero palinsesto su apparecchi di telefonia mobile.

    Successivamente vedono la luce, nel seguente ordine, il 13 Maggio 2004 Fox Life e nel 13 Ottobre 2005 Fox Crime.

    Il primo, mette in onda prevalentemente serie televisive che possono interessare il pubblico femminile. Inoltre il canale punta al lancio e alla trasmissione di programmi già famosi in altre nazioni che vengono rielaborati per il pubblico italiano.

    Fox Crime invece, da titolo, punta sulla trasmissione di un altro genere di serie televisive. La programmazione spazia dalle produzioni originali italiane alle serie tv internazionali, dai documentari e docu-reality, alle biografie dei più grandi protagonisti del crimine.

    Anche di questi canali sono presenti le versioni +1, +2 e HD.

    Qualche anno più tardi nell’Agosto del 2009 nasce un altro canale nel pacchetto Fox denominato Fox Retro. La programmazione di quest’ultimo tende a soddisfare un target di nostalgici e di persone legate a serie cult degli anni ’70, ’80 e ’90 che hanno fatto la storia e ancora ai giorni nostri sono piacevolmente ricordate.

    Come scritto sopra Fox non trasmette solo serie tv, ma anche documentari. Questo avviene prevalentemente tramite due canali che sono i capisaldi e i più conosciuti delle televisioni mondiali: History Channel & National Geographic Channel. (Anchessi visibili in +1 e HD).

    NGC si suddivide in Wild e Adventure per rendere ancor più ricco ed entusiasmante il palinsesto.

    Infine il canale Baby TV si occupa di tenere compagnia al pubblico dei piccoli con programmi per bambini sotto i 3 anni.

    Su richiesta del professore usare questo post per inserire le domande tramite i commenti, che verranno succesivamente raccolte e presentate al nostro ospite.

    Ricordo che l’incontro sarà il 18 Maggio, in Via Laura verso le ore 10.30. I dettagli definitivi verranno spediti dal Prof. Torrini tramite mail.

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  8. PROGETTO GRUPPO MUSICALE

    May 1, 2012 by ester

    Questi sono i nomi dei partecipanti al lavoro sul gruppo musicale:

    Ester Gelli

    Serena Susini

    Arianna Bechi

    Alessandro Lopez

    Manuele Vesevo

    Niccolò Pianorsi

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  9. UNA COLAZIONE DA 3 MILIONI DI DOLLARI PER IL SIG. FERRERO!

    April 30, 2012 by Giovanna Pira

    Ieri navigando un po’ sul web, mi sono imbattuta in una notizia a dir poco curiosa: una mamma statunitense ha intentato una class action contro la Nutella! Ma come? Com’è mai possibile che qualcuno possa dichiarare guerra alla Nutella. Non si può sentire, nessuno si sognerebbe mai di schierarsi contro a quello che per molti è la panacea di tutti i mali, e invece …

    Nel febbraio 2011 una madre, Athena Hohenberg, di San Diego, denuncia le pubblicità girate e diffuse in tv dalla filiale americana della Nutella. L’accusa mossa nei confronti  dell’azienda è di pubblicità ingannevole, e di diffusione di un messaggio ben diverso da quello reale. Tacciando  l’azienda di concorrenza sleale e pubblicità false, soprattutto attraverso gli spot che mostrano famiglie felici e bimbi sani che iniziano la loro giornata con la Nutella (speriamo non veda mai le pubblicità della mulino bianco, altrimenti anche la famiglia Barilla dovrà farci i conti!).  Negli spot si parla di una colazione «equilibrata, gustosa e sana». Secondo la californiana, «la Nutella contiene troppi grassi saturi e zuccheri trattati. Due ingredienti che contribuiscono significativamente all’allarmante aumento dell’obesità infantile e che possono produrre problemi di salute per tutta la vita».
    Ad essere messa sul banco degli imputati è la presentazione fatta dalla Ferrero per descrivere una delle creme spalmabili più famose.

    Attraverso lo spot e l’etichetta si presenta un prodotto fatto solo con nocciole, latte e cacao, omettendo però il fatto che una fetta di pane e nutella contiene ben 200 calorie, con 11 grammi di grassi (di cui 3,5 saturi, circa un terzo) e 21 grammi di zucchero. L’etichetta descrive il prodotto sano e nutriente, e gli spot fanno  credere che il prodotto sia salutare, adatto ai bambini.

    Oltre al risarcimento, la Ferrero dovrà cambiare la campagna pubblicitaria americana e modificare l’etichetta per evidenziare il livello di grassi e zuccheri presenti nel prodotto.

    Alla battaglia di Athena Hohenberg si sono aggiunti altri consumatori in California e nel resto degli Stati Uniti intentando due class action, la Ferrero pagherà 4 dollari per ogni barattolo acquistato tra il 2009 e il 2012.

    La Ferrero dice:

    “L’utilizzo di Nutella a colazione con pane, latte e frutta nelle quantità suggerite rimane un utilizzo raccomandato da numerosi studi scientifici di alta rilevanza internazionale nel quadro di una dieta equilibrata e gustosa”…e come dice la pubblicità:

    Nutella fa più buona la vita

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  10. la pubblicità e la sua “psicologia”

    April 29, 2012 by irene piccolotto

    Uno dei quesiti di fondo della pubblicità è il seguente: “perché la pubblicità funziona?”

    Gli spot che puntano sulla bellezza degli attori, piuttosto che sulle qualità del prodotto, sono efficaci perché “aggirano” le aree razionali del cervello. Ad affermarlo, in uno studio pubblicato sul Journal of Neuroscience, Psychology, and Economics, sono i ricercatori dell’Università della California di Los Angeles (Usa), coordinati da Ian Cook, secondo cui i messaggi pubblicitari che esercitano una “influenza non razionale” – che punta a suscitare, nel consumatore, stimoli inconsci – “funzionano” perché evitano di stimolare le zone del cervello che inibiscono le risposte agli stimoli.

    Nel corso dello studio, gli esperti hanno monitorato l’attività cerebrale di 24 soggetti, ai quali hanno chiesto di osservare 24 annunci pubblicitari su riviste e quotidiani basati sulla strategia “non razionale” o sulla “persuasione logica”, quella che esalta le caratteristiche del prodotto piuttosto che gli aspetti emozionali. Al termine, è emerso che i livelli di attivazione delle aree del cervello coinvolte nel processo decisionale (corteccia orbitofrontale, cingolo anteriore, amigdala e ippocampo) risultavano alti in risposta ai messaggi “logici” e bassi di fronte agli altri.

    C’è da dire che il messaggio pubblicitario ha due funzioni costitutive: è un veicolo d’informazione, ovvero trasmette notizie al pubblico, utilizzando un linguaggio razionale; ma è anche uno strumento di manipolazione e persuasione attraverso un linguaggio emozionale, che cattura l’attenzione dello spettatore e lo coinvolge.
    Vance Packard, esperto nel campo della pubblicità, parla dello spettatore come di un individuo privo di una valutazione o un criterio razionale, ma accecato dal desiderio di possedere l’oggetto o l’idea di cui la pubblicità si fa portatrice a tal punto da entrare, senza rendersene conto, nel meccanismo manipolatore della psicologia della pubblicità. Packard distingue da una parte il popolo, ovvero una massa informe plasmabile, e dall’altra i persuasori, o peggio, i manipolatori. In pubblicità viene data molta importanza alla replica infinita del messaggio che dà luogo al bombardamento pubblicitario, in modo tale che il destinatario si trovi in una situazione di déjà-vu, continuamente bombardato da messaggi brevi, concitati e ripetuti in maniera ossessiva. Avere familiarità e conoscenza dell’oggetto reclamizzato aumenta la percezione di gradevolezza di questo e fa sì che il compratore sia attratto piacevolmente dall’acquisto. Inoltre si parla di primacy e recency, ovvero alcuni studi dimostrano che nella mente del destinatario rimangono più impresse le prime e le ultime informazioni di un messaggio.

    Il primo principio dei pubblicitari, al fine di vendere un prodotto, è quello di entrare nella testa del cliente e capire quali sono le sue motivazioni per comprare. Fatto ciò, il pubblicitario, con il suo prodotto, deve soddisfare tali motivazioni e disporre del prodotto migliore sul mercato, per il suo cliente. Deve analizzare il mercato, la concorrenza, i clienti e deve convincere questi ultimi che il prodotto in esame sarà vantaggioso e porterà benefici.
    Per vendere il suo prodotto, molto spesso il pubblicitario utilizza volti noti dello spettacolo al fine di far capire ai possibili acquirenti che quel determinato prodotto è talmente efficiente da convincere soggetti come George Clooney o Jennifer Lopez.
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    null Insomma,possiamo arrivare ad affermare che “se la pubblicità non funziona,non resta che cambiare la merce” E. Faure

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  11. I Social Network: le nostre risorse.

    April 27, 2012 by irene piccolotto

    Nel 1997 veniva lanciato il sito web Six Degrees, il cui nome derivava dall’idea che esistano sei gradi di separazione fra una persona e l’altra. Dopo soli tre anni venne chiuso, ma rappresentò comunque un seme che sta ora dando i suoi frutti su internet.

    L’aria di sospetto che si era diffusa nei primi tempi dei social network era comprensibile: internet non era ancora consolidata a sufficienza per poter essere personale e interattiva, e il Web 2.0 non era nemmeno lontanamente all’orizzonte.
    Sono stati necessari altri tre anni prima che fossero lanciati siti come LinkedIn, dove i professionisti possono interagire l’uno con l’altro, e MySpace, che vedranno entrambi la luce nel 2003. Facebook prese piede in modo molto limitato fra gli studenti di Harvard solo un anno dopo, gettando le basi per un futuro che lo avrebbe visto espandersi in tutto il mondo.

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    Man mano che gli utenti familiarizzavano sempre più con questi siti, iniziavano ad averne più fiducia e a sperimentarli meglio. Collegarsi online in qualunque momento diventava il modo migliore per rimanere in contatto con gli altri. Non solo era possibile trovare nuovi amici in altre parti del paese, o perfino del mondo, ma si potevano usare questi siti di social network per trovare vecchi amici con cui non si era più in contatto. Sostanzialmente, i social network hanno reso il mondo molto più piccolo quasi nel corso di una sola notte.
    Il 2003 ha segnato l’apertura contemporanea di diversi siti di social network. Anche se non tutti sono durati a lungo o sono diventati nomi così noti come MySpace e Facebook, tutti hanno comunque contribuito a fare in modo che persone di tutto il mondo cominciassero a conoscere questo modo di fare amicizia. YouTube è stato presentato solo quattro anni fa e l’anno dopo tutti abbiamo iniziato per la prima volta a usare Twitter, quando questo sito è atterrato su internet con così tanto clamore. E ovviamente Facebook ha scelto quello stesso anno, il 2006, per diffondersi a livello mondiale, lasciandosi alle spalle i confini delle università.

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    Nel 2010 anche Google si ritaglia uno spazio nei social media lanciato Google Buzz, social network e strumento di messaggistica, integrato all’interno del servizio di web mail di Google, offre la possibilità di condividere video, foto, messaggi di stato e commenti.
    L’ultimogenito è il social network Spling, che in soli 4 giorni dalla sua uscita ha realizzato più di 1 milione di visite, vantando 5000 visitatori unici e 125.000 pagine viste, Spling.com rappresenta attualmente il sito di social media con la più rapida crescita.

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    Non c’è dubbio che con l’ulteriore sviluppo del Web 2.0 possiamo aspettarci la comparsa di altri siti di social network. Intanto, l’idea di inviare messaggi e aspettare le risposte diventa sempre più retaggio del passato. Stiamo andando sempre di più verso l’interazione in tempo reale. Ora possiamo inviare un tweet a centinaia o migliaia di persone e avere le risposte da altre parti del mondo in pochi secondi. Grazie allo sviluppo dei social network, tutto è diventato più veloce e immediato .

    Il primo decennio del duemila è stato quello in cui i social network sono diventati veramente importanti. Anche se la loro origine è alla fine del ventesimo secolo, si tratta in realtà di un moda del 21° secolo, che ha tutte le carte in regola per durare a lungo.

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  12. Progetto band musicale: gruppo

    April 27, 2012 by Valentina Messina

    I nominativi del gruppo per il progetto sulla band musicale sono:

    Valentina Messina

    Sofia Cano

    Michela Pistorio

    Luca Frino

    Angela D’alessio

    Vittoria Caputo

    Giuseppe Mingrone

    Maria Psa

    Giuseppe Pagliara

    Fernanda Poggiaroni

    Bernardo Rossi

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  13. Progetto GRUPPO MUSICALE

    April 25, 2012 by Angela Lagatta

    Come chiesto dal prof. Torrini, comunico i nominativi del gruppo – lavoro per la promozione di un gruppo musicale:

    Angela Lagatta

    Giovanna Vittoria Pira

    Giovandomenico Guadagno

    Martina Poggerini

    Arianna D’auria

    Marta Nicotera

    Irene Piccolotto

    Clarissa Machetti

    Flavia Amerini

    Domiziana Giacardi

    Silvia Benigni

    Carlotta Coppini

    Ps: se dovessero esserci cambiamenti comunicherò tutto.

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  14. Piazza Italia. I modelli “normali” per valorizzare l’onestà italiana. (intervista)

    April 23, 2012 by federicabencini

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    Dal primo giorno in cui l’ho vista affissa a pochi metri da casa mia, mi sono fermata a guardarla e a pensare: “Però carina questa idea dei nuovi modelli”.

    Poi mi sono personalmente fiondata nella vicenda e documentata, per capire meglio dalle campagne passate.

    Poi,infine, è venuta “lei” a cercare me e ieri mi sono trovata al telefono con Stefano Ginestroni, art director e direttore creativo della campagna per Piazza Italia.

    Non è stato facile per me pensare alle domande da fare, non volevo sembrare banale nè rischiare di chiedere cose fuori tema, quindi, ho spinto lo sguardo oltre e questo è quello che è venuto fuori.

    L’idea di avere dei testimonial “portatori sani di valori” piuttosto che di bellezza e notorietà nasce dal brief o direttamente in agenzia?

    L’idea nasce dal reparto creativo dell’agenzia, il cliente ci ha dato l’input e la nostra risposta è stata questa campagna. L’esigenza di una comunicazione attuale che fosse in sintonia con il pubblico, era la priorità. La campagna nasce a fine 2011 con ”I veri miracoli li facciamo noi” il cui intento era quello di portare la gente comune al centro dell’attenzione.
    Sin dagli albori Piazza Italia si posiziona sul mercato con un’offerta di primo prezzo e attualmente continua ad avere al centro delle sue priorità i prezzi modici. Ma noi non volevamo comunicare solo quello, era nostra intenzione far trasparire etica, valori e ideali completamente nuovi.

    Comunicare qualcosa di attuale, che possa avvicinarsi alla gente comune. E’ un valore dell’azienda che l’agenzia ha comunicato in maniera creativa. Voler far emergere una limpidezza e una trasparenza che oggi è fondamentale trasmettere alle persone.

    Questa pubblicità qualche anno fa sarebbe stato un flop, fuori luogo e forse anche “ridicola” ma lo scenario attuale è cambiato in maniera impressionante e ha bisogno di tutto ciò. Dovremmo credere in una nuova forma di economia, fatta di etica, educazione, credo forti e comportamenti distinti.

    Questa è una pubblicità non conventional che oltre l’apparenza enfatizza un aspetto sociale, morale. Ma stiamo pur sempre parlando di un marchio di abbigliamento, cosa cambia in questo senso, il prodotto o la pubblicità. In poche parole chi si adatta a cosa?

    La pubblicità rispecchia l’anima della gente, il nostro lavoro comunica e quindi rappresenta, il progetto di quest’azienda che vuole parlare alle persone e non ai consumatori. E’ finita l’epoca in cui il marketing e la pubblicità guardano al portafogli delle persone, oggi si guarda in faccia la clientela e il trattamento che viene riservato è di tutto rispetto. C’è la voglia di avvicinarsi all’aspetto umano ed è dalla prima campagna che Piazza Italia lavora su questo concept.

    Per quanto riguarda la mia personale esperienza professionale è stata la prima campagna realizzata in questo modo, ma ritengo che fosse necessario un cambiamento in questa direzione; il vecchio modo di fare pubblicità non era più consono a raccontare la collettività e le persone.

    Moltissime campagne sono ancora obsolete e continuano a dire sempre le stesse cose che non trovano più riflesso nella società attuale. Se la pubblicità deve comunicare quello che siamo, cosa consumiamo, cosa indossiamo, io non vorrei sentirmi rappresentato da modelli e prototipi che non rispecchiano il mio essere nella società, ecco quindi da dove nasce veramente l’idea di coinvolgere persone comuni, impegnate socialmente, oneste, trasparenti… Come la maggior parte degli Italiani.

    Piazza Italia ha voglia di dire e far vedere tutto questo, noi abbiamo combinato tutto con creatività.

    Comunicare valori è la scelta che moltissime imprese, nazionali e non, stanno adottando negli ultimi anni. E’ possibile affermare che oggi i grandi marchi si avvicinano a una forma di comunicazione pubblicitaria tempo fa relegata alle sole pubblicità progresso, con temi strettamente ancorati al sociale? La pubblicità sta realmente cambiando il suo modo di presentarsi al pubblico?

    E’ giusto affermare che molti brand stanno considerando l’etica come un aspetto importante per presentarsi al pubblico; l’eco-sostenibilità, quote rosa, green marketing, eco-recycle. Un tempo non era priorità delle persone sapere cosa facessero le aziende a livello globale, sapevamo benissimo che milioni di bambini venivano sfruttati per permetterci di “indossare” e “usare” oggetti che appartenevamo al nostro vivere quotidiano, ma non sembrava indignarci molto.

    Oggi è la crisi a farci cambiare rotta, i comportamenti si sono rinnovati nei confronti delle persone e cambia, di conseguenza, anche il modo di comunicare.
    Ecco perché se oggi dovessi veramente essere orgoglioso di qualcuno vorrei essere orgoglioso di giovani che si danno da fare e si impegnano per gli altri. La pubblicità è lo specchio della collettività e se cambia, questo significa che noi stiamo cambiando.

    La pubblicità è cambiata, le agenzie sono cambiate, i team di lavoro operano in un mondo confortevole. Quello che la pubblicità deve raccontare è il mondo dei giovani, dei lavoratori, degli onesti non quello degli arrivisti e degli imprenditori accaniti e spietati. Nel giro di 10 anni sono cambiate tantissime cose e le persone hanno acquisito una consapevolezza sorprendente di quello che accade nel mercato. Le ripercussioni sembrano gravare esclusivamente sull’economia ma in realtà il vero cambiamento è nella società.

    E’ un trend tutto causato dalla crisi economica (e quindi anche dalla crisi dei valori) quello di voler spingere lo sguardo oltre le apparenze oppure si era semplicemente stanchi dei soliti modelli triti e ritriti dell’advertising della moda? E se così fosse come segue il cambiamento la forma mentis di un art & copy?

    Questa nuova forma di comunicazione è data dalla stanchezza di vedere sempre le stesse cose, la gente è annoiata per cui sincerità e trasparenza sono vere e proprie esigenze. Deve dirsi la verità e deve essere detta bene, bisogna raccontare il vero e il giusto. La pubblicità è una forma moderna di narrazione e se il mondo sta cambiando, un art© non può fare altro che seguire il cambiamento, assecondarlo, o meglio orientarsi rispetto alle rivoluzioni.

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  15. GOOGLE E IL PROJECT GLASS

    April 23, 2012 by Flavia

    Google svela al mondo la nuova tecnologia uscita dai laboratori di Mountain View: gli occhiali con la realtà aumentata. Non si tratta di uno scherzo, questa volta gli ingegneri di Google sembrano fare sul serio, perchè pubblicare un mood su profilo ufficiale di Google+ equivale ad un comunicato stampa ben preparato ed approvato. Viene così ufficializzato quello che fino ad ora era poco più di un passaparola fuoriuscito ad opera d’arte dai pub della Silicon Valley: il progetto esiste e ci stanno lavorando sul serio!

    L’annuncio di Google allo stato attuale serve solo come introduzione al progetto, non vengono mostrati prototipi reali e per ora non è previsto un evento dimostrativo, ma dal filmato introduttivo si riesce a capire che si tratta di una tecnologia molto avanzata. Nel post che accompagnava il video un breve testo recita la volontà di Google di far partecipare la comunità all’evoluzione di questa tecnologia:

    Riteniamo che la tecnologia dovrebbe funzionare per voi, per essere lì quando ne avete bisogno e sostituire i vostri sensi quando voi non potete. Un gruppo di noi parte del Google [X] ha iniziato il progetto Glass per costruire questo tipo di tecnologia, che consente di esplorare e condividere il vostro mondo. Stiamo condividendo queste informazioni ora perchè vogliamo iniziare una conversazione e imparare dal vostro prezioso contributo. Così abbiamo preso alcune foto del progetto per mostrarvi ciò che questa tecnologia potrebbe portare nelle vostre vite e abbiamo creato un video per dimostrare ciò che potrebbe permettere di fare

    Gli occhiali useranno comunque la tecnologia della realtà aumentata che non è stata inventata da Google, esistono infatti già diverse applicazioni negli store di Apple, e poi arrivate anche sugli Android, in grado di proiettare realtà aumentata nello spazio inquadrato dallo smartphone.

    Gli occhiali potranno essere comandati tramite un cursore legato ai movimenti della testa oppure tramite i comandi vocali già integrati nel sistema operativo e sfrutteranno la funzione di geolocalizzazione tramite GPS e wireless.

    video ufficiale

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  16. Mystery shopper: who is?

    April 23, 2012 by Angela Lagatta

    E’ uno dei lavori nuovi e originali, ma senza dubbio divertente.

    Si tratta della professione del “mystery shopper”.

    Un mestiere che consente di essere pagato per svolgere uno degli hobby principali delle donne: fare shopping! L’attività consiste nel prestare semplicemente particolare attenzione al servizio e al customer service offerti.

    A richiedere questo tipo di servizi sono soprattutto gli enti che si occupano di ricerche di mercato, ma anche aziende associazioni che lavorano nel campo della ristorazione e dell’hospitality, che hanno bisogno di misurare il servizio offerto ai clienti, oltre naturalmente ai prodotti offerti e proposti.

    Si potrà quindi essere chiamati a giudicare un nuovo menu, un nuovo tipo di suite, o ancora la gentilezza dello staff. Il tutto a costo zero! I mistery shopper hanno infatti, la possibilità di bere, mangiare e comprare ciò che vogliono, senza spendere neanche un euro, guadagnando cifre che in Inghileterra partono da un minimo di 25 euro e raggiungono i 115 euro al giorno!

    In Italia diventare mystery shopper non è difficile. I committenti oggi sono Retail Eyes, Doxa, Mystery Client, Gapbuster Worldwide. Queste società sono attive in test di qualità e spesso “diffondo” dei clienti misteriosi in giro.

    Dopo una giornata, il mystery shopper dovrà inviare un report molto dettagliato al committente, con tutte le sue impressioni e le cose avvenute durante la sua “investigazione”.

    E’ importante in ogni caso monitorare con attenzione il mercato delle proposte dal momento che le truffe sono in agguato.Il consiglio è quindi di accertarsi prima di accettare ogni richiesta e di cercare su internet preziosi consigli da chi questo lavoro lo fa già da tempo, per non rischiare di cadere in qualche trappola.

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  17. Essere un promoter.

    April 23, 2012 by federicabencini

    E’ un sabato pomeriggio. Entro nel centro commerciale, il nucleo del consumismo. Ci sono file ai negozi e la gente impazzisce.

    Non è periodo di saldi, quindi mi chiedo il perchè quel posto sia così affollato, non c’è la crisi?? Eppure il negozio più pieno è quello della Apple e tutti sono con un IPhone in mano.

    Appena entro un ragazzo in giacca e cravatta mi propone un conto bancario convenientissimo. Più avanti una signora mi offre del caffè. Ma in quanti sono questi promoter? Beh..lo sono anche io.

    Mi tolgo il giubbotto, mostro la maglietta con il nome del centro commerciale e mi dirigo dietro un banchino, dove sto fino alla sera. Si tratta di pubblicizzare una promozione con la quale per ogni 10 euro spesi in qualsiasi negozio appartenente al centro commericale si ha un gratta e vinci. I premi vanno da lampadine, a buoni sconti fino ad arrivare ad una macchina.

    Il periodo natalizio è quello con la maggior concentrazione di promoter.

    Quest’anno ho scelto di fare la promoter per un mese. E’ un lavoro che ti permette di dedicare tempo anche allo studio e di mettere da parte due soldi.

    Il promoter è una figura che non necessariamente deve vendere, ma è lì per dimostrare al cliente che il marchio è presente sul punto vendita.

    anche l’hostess è un lavoro simile. L’unica differenza è che non ti trovi a coinvolgere direttamente il cliente per fargli acquistare un determinato prodotto, ma semplicemente lo pubblicizzi indossando una t-shirt o facendolo provare (videogiochi, strumenti elettronici…) o assaggiare (cibo e bevande). Inoltre è meno impegnativo perchè non devi impegnarti nel convincere di quanto sia valido quel marchio, ma il tuo lavoro si limita nel mostrarlo.

    Come si diventa promoter?

    Io ho iniziato due o tre anni fa registrandomi al sito di varie agenzie online e inviando foto e curriculum. Alcuni quando hanno bisogno chiamano, altri mandano una e-mail spiegando le mansioni che dovremo fare, e chi risponde per primo ottiene il posto.

    Per ogni evento o promozione fanno fare un briefing che può essere nella tua città o meno e può durare mezzora o un giorno intero. Ti spiegano cosa fare, come muoverti e ti suggeriscono cosa dire e come “acchiappare” il cliente.

    La paga varia da agenzia a agenzia e ovviamente è un lavoro che non ti da sicurezze economiche perchè è occasionale. Il pagamento arriva uno o due mesi dopo e avolte devi sollecitarli per fare il bonifico.

    Con il tempo e con l’esperienza ho imparato a distinguere le “buone occasioni” dai lavori per i quali non vale la pensa dare la disponibilità; infatti mi muovo solo dagli 8-10 euro all’ora.

    Quasi sempre c’è da lavorare nei weekend o nei festivi e nella maggior parte dei casi devi stare in piedi per 8 ore (anche con i tacchi).

    Una delle cose più brutte e noiose è quando ti mettono a lavorare da solo. Sempre meglio avere un altro collega promoter con il quale scambiare due chiacchere!

    Regole.

    Ci sono alcune “regole” che un buon promoter dovrebbe sempre applicare.

    La prima è salutare! Non è banale, ma fondamentale. Viviamo in un paese in cui tutti vanno di corsa e si dimenticano persino del “grazie e arrivederci” quando escono da un negozio. Se si saluta si appare molto più cortesi e accomodanti.

    Poi non dobbiamo aggredire il cliente, ma dargli tempo per valutare il prodotto.

    Inoltre per pubblicizzare un marchio, dobbiamo pensare anche noi (anche se in piccola parte) che sia buono, perchè non c’è cosa peggiore nel dover essere pagati per promuovere un prodotto che reputi pessimo!

    Nel complesso la mia esperienza è molto positiva, ho diversi contatti per quanto riguarda le agenzie eventi  conosco molte persone professionali e simpatiche.

    Questo è sicuramente un lavoro da fare occasionalmente e non come impiego fisso. Per adesso mi piace e mi dà modo e tempo da dedicare allo studio. Dopo la laurea cercherò certamente qualcosa di più stabile!

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  18. I 6 marchi più antichi e duraturi d’America

    April 17, 2012 by ester

    Al mondo d’oggi esistono una grande varietà di marchi aziendali, solo che molti di essi vanno e vengono. Infatti, solo pochi brand sono riusciti a sopravvivere alla prova del tempo e ad essere ancora competitivi sul mercato. Ma il vero segreto dei marchi durevoli è….la coerenza del loro logo design. Marchi che hanno resistito per secoli hanno raramente cambiato il loro logo! L’uniformità del logo gioca un ruolo fondamentale nel determinare il riconoscimento di un marchio e la sua memorabilità nel tempo. Questi sono i 6 marchi più antichi e duraturi d’America. Questi marchi sono sopravvissuti per secoli senza apportare alcuna modifica “drammatica” ai loro loghi. Pensate che alcuni di questi marchi hanno quasi due secoli di storia e sono “sopravvissuti” attraversando diverse generazioni!

    Anche se la Coca Cola fu creata nel lontano 1886 dal farmacista John Pemberton come farmaco, ben presto si rivelò la bevanda di maggior successo d’America. Il logo Coca-Cola è stato creato da contabile di John Pemberton, Frank Mason Robinson, nel 1885. Egli scelse di usare un font in corsivo unico, noto come carattere spenceriano. Il logo oggi non è proprio uguale a quello iniziale, ma il redesign è stato minimo. Questo è stato anche il segreto del suo duraturo successo!

    General Electric è un altro marchio che è annoverato tra i primi 10 brand del mondo. Il suo logo è molto originale: visualizza una “G” ed una “E” stilizzata, ed è stato usato fin dall’anno della sua fondazione (nel 1892). Divenne ufficialmente il marchio di fabbrica nel 1900. Il logo GE, ad oggi, ha apportato lievi modifiche senza però alterare lo stile originale. Il cambiamento più notevole è stata l’aggiunta del colore blu per il fondo (2004). Tale coerenza nel logo design ha avuto un ruolo importante nella durata e nella memorabilità del marchio GE.

    L’azienda Vicks fu fondata nel 1890 dal farmacista Lunsford Richardson, ed è un altro marchio che esiste da oltre un secolo. Il marchio e i suoi prodotti sono ora di proprietà della Procter & Gamble. Il suo logo, a forma di triangolo, è stato “ruotato” e colorato dandogli un aspetto più moderno. Tuttavia, la forma triangolare è rimasta costante, contribuendo così alla memorabilità del marchio Vicks.

    Una delle aziende di prodotti alimentari più antiche e popolari d’America è la Quaker Oats. La sua famosa mascotte, conosciuta come “L’uomo quacchero”, è stata fondata nel 1877. “L’uomo quacchero” rappresenta il simbolo dello Stato della Pennsylvania, sede di molti quaccheri (cioè un appartenente ad una setta religiosa protestante fondata in Inghilterra nel XVII secolo). Nella sua intera storia di 134 anni, il logo Quaker Oats è stato modificato solo tre volte. La prima versione del logo mostrava l’uomo Quaker con in mano un rotolo con su scritto la parola “puro”. L’immagine è rimasta costante per un secolo, poi è stata trasformata in una faccia sorridente dell’uomo quacchero!

    Il New York Times è il giornale più antico e popolare d’America. E’ famoso per il carattere utilizzato nel suo logo, chiamato appunto NYT font, che è stato creato nel 1851. In 160 anni di storia, il logo ha visto cambiamenti trascurabili, anche se lo stile del font è rimasto invariato. Il più significativo dei cambiamenti è stato semplificare il nome “The New York Times” nel 1857. Altri cambiamenti minori includono la rimozione della parola “Daily” nel 1967.

    Anche se Paesi Europei come Francia e Germania sono famosi per il vino e il whisky, Johnnie Walker rappresenta un vanto per l’America tra le marche di whisky. Questa azienda di whisky americana nacque nel 1820 come “Whisky Kilmarnock Walker”, ed è stata poi rinominata come “Whisky Johnnie Walker” nel 1908. Il suo logo design è famoso per l’immagine “dell’uomo dai grandi passi“, creata dal fumettista Tom Browne. Questa immagine di un “uomo che cammina con un cappello a cilindro e il bastone”, è stata il segno distintivo del marchio Johnnie Walker e, ad oggi, è rimasto più o meno lo stesso. Tale coerenza del logo design ha contribuito sicuramente al successo di durata del marchio.

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  19. Quando il moderno incontra il vintage

    April 17, 2012 by Valentina Messina

    Cosa succederebbe se i social network di oggi incontrassero lo stile delle copertine pubblicitarie americane anni ’50? Esattamente questo:

      

    Verrebbero fuori dei manifesti tipici di quel periodo, che lanciano però sul mercato dei prodotti attualissimi. La sfida nasce da wort1000 sito famoso per la sua tendenza a lanciare sfide su campagne pubblicitarie ai creativi di tutto il mondo su un determinato argomento. L’ultimo contest era sui social network, sui moderni ritrovati della tecnologia e altro.

    Ecco che Twitter è diventato: “La sublime, potente community con solo 140 lettere!”. You Tube è stato trasformato in, “I tuoi film dureranno per sempre”. Da questa serie di pubblicità non sono state escluse le console per videogiochi. Persino la Wii è diventata “l’ innovativa macchina da gioco per divertirsi con famiglia e amici”.

    Chi vuole può iscriversi e partecipare con le proprie idee. Si può partecipare con delle foto, dei manifesti, persino dei piccoli video. Insomma con qualunque cosa che possa esprimere creatività ed allo stesso tempo lanciare un messaggio pubblicitario. Insomma creativi, fatevi avanti!

    Credits: http://www.haisentito.it/articolo/facebook-e-twitter-pubblicita-anni-50/47743/

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  20. Le migliori strategie di marketing: il successo e il raggiungimento di un obiettivo comune

    April 17, 2012 by ester

    Ogni brand che si rispetti e che ha raggiunto negli anni alti livelli ha acquisito una certa notorietà e un enorme successo grazie a dei suoi punti di forza. Infatti ciascuno di questi si muove secondo dei criteri e dei parametri che puntano a valorizzare il marchio rendendolo un marchio privilegiato rispetto ad altri. E’ interessante vedere le logiche e le strategie che si nascondono dietro a ognuno.
    Per essere più pratici e materiali citiamo alcuni esempi:

    Qual’è il successo di questa ormai conosciutissima e amatissima azienda?? Quali sono gli elementi che la caratterizzano e che spingono molti ad acquistare prodotti Ikea piuttosto che altro??

    Dal 1943, anno di fondazione di IKEA, la ricerca dell’ottimizzazione è stata il filo conduttore che ha caratterizzato la crescita dell’azienda svedese; da quando poi nel 1951 l’azienda si è concentrata esclusivamente sulla produzione e distribuzione di mobili è diventata parte integrante della filosofia aziendale.
    In questo processo di sviluppo la filosofia svedese, basata su essenzialità e funzionalità, è ravvisabile in una moltitudine di scelte, soluzioni e innovazioni, packaging compreso, che ne hanno decretato il successo.
    Lo spreco – di spazio, di tempo, di materiali – non è concepito in IKEA e ogni fase aziendale, dalla pianificazione, alla progettazione, alla produzione e alla logistica è pensato in questi termini .
    Tutto gravita e orbita sostanzialmente attorno al concetto di ottimizzazione, al quale poi inevitabilmente si aggiungono e si legano un costo minore, un trasporto e un montaggio fai-da-te, un utilizzo più efficiente dello spazio.
    Ikea infatti ti insegna attraverso piccoli accorgimenti, che non sono però da sottovalutare, come poter arredare anche un piccolo spazio con altrettanto buon gusto.
    Ikea ti da un’ampia scelta e una vasta gamma di possibilità ed è proprio questo il suo segreto e ciò che fa la differenza. Ovviamente a questo va aggiunto un altro aspetto fondamentale: il fatto che i prodotti hanno un costo non eccessivamente alto e tuttavia la qualità è buona e questo è ciò che spinge una numerosa clientela eterogenea, senza distinzione tra benestanti e non, ad acquistare i prodotti ikea. Quante volte infatti capita anche all’interno di case di persone che possiedono mobili, oggetti di valore e un arredamento ricercato e raffinato di trovare un prodotto marcato ikea?
    IKEA NON è SOLO UNA MARCA. IKEA è UN VERO E PROPRIO STILE DI VITA.

    Qual’è il segreto di questa importantissima catena conosciuta e famosa in tutto il mondo???

    McDonald’s è l’esempio eclatante di un business.
    Si tratta di un vero e proprio sistema, un metodo diviso in passi, procedure e controlli, per creare in tutto il mondo, in qualsiasi lingua, sempre lo stesso risultato di ottima qualità standard (a prescindere se ti piacciono o meno gli hamburger, comunque la qualità è standard e più che accettabile).
    Pensaci…ragazzi italiani, americani, cinesi, brasiliani, mongoli, kenioti, australiani, giapponesi, russi, finlandesi, francesi realizzano hamburger sostanzialmente identici.
    Ed è un sistema che non richiede mesi di addestramento o una laurea in ingegneria missilistica. Anzi, McDonald’s è il primo lavoro per chi non ha, sostanzialmente nè arte nè parte.
    E’ il sistema che fa il successo di McDonald’s, perchè permette di duplicare il business a piacimento, ottenendo, più o meno, gli stessi risultati
    Ecco perché McDonald’s ha un business miliardario.
    Abbiamo scoperto il segreto della catena di fast food più famosa al mondo.
    Ma su cosa punta fondamentalmente? Punta su un target eterogeneo, composto da bambini ( esempio l’Happy Meal con tanto di gioco dentro compreso che per loro è determinante) ma anche da grandi e da adulti che sempre più stanno lo stanno apprezzando.
    MC DONALDS: UN’ESPERIENZA DA CONDIVIDERE CON CHI VUOI. SE CI MANGI UNA VOLTA TE NE INNAMORI PER SEMPRE.

    Stiamo parlando di un’altra importante catena che si sta espandendo sempre più.

    E’ il tipico esempio di multisala che ti offre numerose opportunità. Oltre, infatti, a scegliere tra diversi film ti da la possibilità di usufruire di molti locali all’interno, ristoranti, pub, sale giochi, negozi dove poter fare shopping. Questo sicuramente è il loro punto di forza poiché con questo sistema aumentano senza dubbio la clientela e invitano molti a recarsi al cinema non solo per guardare un film e poi fare ritorno a casa, come invece era una volta, quando prima di tutto non esisteva la possibilità di andare al cinema e scegliere tra 15/20 film, ma ne trasmettevano uno soltanto e quindi se uno andava era apposta per vedere quello e a maggior ragione non vi erano tutti questi intrattenimenti che appunto fanno si che che molti vadano al cinema anche solo per mangiare e bere o passare del tempo in compagnia senza dover necessariamente guardare un film o abbinare entrambe le cose. In ogni caso la gente che frequenta i multisala è portata a spendere e questo è un “male” per noi ma un bene per loro che grazie a questo hanno la possibilità di riscuotere un grande successo in termini di notorietà e un enorme incasso che gli permette di tenere in piedi una struttura del genere. E’ cambiato quindi per prima cosa il concetto e l’idea del cinema rispetto al passato e inoltre non dimentichiamoci che per tutti i motivi detti prima è una meta molto ambita, poiché non manca niente, ti offre di tutto e di più e quindi ti da la possibilità di trascorrere una piacevole serata senza annoiarti mai. Uci cinema va visto, quindi, non più solo come il classico cinema com’era una volta, ma come un luogo di ritrovo, un punto di incontro, un posto dove la gente può scegliere cosa fare, in sostanza un’alternativa ai numerosi pub e locali che già esistono.

    Quali sono le strategie attuate da questa grande catena presente in molte città a livello mondiale?? Qual’è il suo segreto? Da cosa un potenziale cliente può essere attratto?

    Cominciamo col dire che blockbuster è un luogo nato per noleggiare film, e come tutti i luoghi piano piano ha visto una crescita e ha avuto una sua espansione. Quindi oggi non dobbiamo più vederlo solo come quel luogo dove andare a prendere un film e basta, ma sicuramente dobbiamo pensarla in termini diversi. Cosa ci offre infatti blockbuster? Ci offre la possibilità di scegliere uno o più film a un prezzo notevolmente inferiore, e questo già rappresenta un enorme vantaggio. In più ti offre prodotti da bere e da mangiare, magari facili e veloci da preparare e da gustare mentre ti guardi il film scelto. E da non sottovalutare la collocazione di questi prodotti e i punti strategici in cui li possiamo trovare. Se ci fate caso quasi sempre vengono messi vicino alla cassa; e anche questa ovviamente è una mossa ben pianificata e azzeccata, per far si che la gente mentre è in fila ad aspettare si lasci facilmente attrarre da queste cose e molto spesso non riesca a fare a meno di portarsi qualcosa a casa. In più oggi giorno blockbuster è stato arricchito con videogiochi e altri oggetti quali pupazzi, o altre cose che comunque mirano sempre ad attirare in qualche modo la clientela. Ma tornando alla funzionalità primaria di blockbuster, anche nell’ambito dei film ti offre una vasta scelta e mette in gioco anche offerte e promozioni da non perdere ( esempio 3 nuovi + 1 vecchio per 10 euro oppure ultimamente, se vi è capitato di andarci, noterete che hanno in vendita anche dei film a 1 o 2 euro che puoi chiedere direttamente a loro alla cassa…ditemi se non è una strategia di marketing questa….chi è che non si lascia facilmente prendere da un acquisto a un costo così basso…vi assicuro che a me è capitato…e questa cosa gioca molto secondo me sulla psicologia della gente, perchè fa scattare nella mente un meccanismo per cui anche se quel film non ti interessa minimamente sei comunque spinto a prenderlo perchè magari pensi “ anche solo per fare un regalo” …oppure pensiamo solo a un genitore con figli o comunque a una qualsiasi persona con nipoti o con dei bambini piccoli in casa…cosa fai?? Hai la possibilità di inchiodare i tuoi figli alla tv e tenerli buoni per solo 1 euro e non ne approfitti?! Quando ti ricapita un’occasione del genere?? E il gioco è fatto….

    Cos’è che ha fatto il successo di questo ormai famosissimo marchio conosciuto in tutto il mondo???

    Hard Rock Cafe è una catena di ristoranti tematici fondata nel 1971 a Londra. Il marchio è poi diventato celeberrimo in tutto il mondo grazie all’ampia diffusione dei Cafes, che sono circa 150 in 53 paesi del mondo. Ma il vero motivo del successo di Hard Rock è l’immensa collezione (circa 85.000 pezzi) di oggetti appartenuti a grandi personalità del mondo musicale che ogni singolo Cafe ospita in parte. Nel corso degli anni il nome Hard Rock è diventato sempre più conosciuto e i locali sempre più frequentati, quindi la società ha deciso di mettersi al passo, creando una serie di gadget e souvenir personalizzati che spaziano dalle spillette ai giubbotti in pelle. Si dice che la famosa maglietta bianca con il marchio e la città dell’Hard Rock Cafe dove è stata comprata sia il souvenir più venduto al mondo, con dieci milioni di magliette vendute ogni anno. L’hard rock quindi non è soltanto un “museo” della musica rock ma ti offre anche la possibilità di mangiare, bere, acquistare gadget e abbigliamento, e se ti va bene ti becchi magari anche qualche concerto in diretta e trascorri una serata diversa dal solito. Questo per dire che la fama e la notorietà che ha acquisito in questi anni hanno fatto si che questa famosissima catena non sia frequentata solo da coloro che sono amanti di musica rock ma anche da tutti coloro che non hanno la medesima passione, a cominciare dai ragazzi, tra i quali questo marchio va decisamente di moda, fino ad arrivare agli adulti che magari non acquisteranno la maglietta perchè vista come un qualcosa che è tendenzialmente un po’ più giovanile, ma sicuramente troveranno qualcos’altro che fa al caso loro, che sia un souvenir, un gadget, un portachiavi piuttosto che una spilla. Quindi la clientela di Hard Rock è numerosa e molto varia senza limiti o fasce d’età. Ciò che ha fatto di questa catena un successo è, quindi, a mio avviso sicuramente l’unione di vari elementi, come il cibo, il bere (caffè e bibite varie), gadget e souvenir, e l’abbigliamento. Hard Rock, infatti, è al tempo stesso bar, ristorante e negozio e se si vuole anche pub/locale di intrattenimento poiché offre la possibilità di assistere anche a degli eventi, come concerti e spettacoli di musica dal vivo, e questo lo rende un posto estremamente versatile, poiché può accogliere appunto una clientela molto vasta senza alcuna distinzione e in più aggiungiamoci anche il fatto che quando ci entri quasi mai ne esci a mani vuote. Che sia un semplice caffè, una coca o una maglietta, comunque qualcosa ci lasci sempre e per loro questo significa guadagno. Hard Rock segue un’impostazione per cui difficilmente tu entri senza acquistare, perchè come dicevo prima offre talmente tanti servizi tutti insieme che è difficile non usufruire almeno di uno di questi. In più non dimentichiamoci che Hard Rock ha fatto il successo della musica rock portandola in giro in tutto il mondo e facendola conoscere e apprezzare da tutti e questa non è una cosa da poco e non è da sottovalutare. Detto questo chi è che non gradirebbe gustare un buon caffè e al tempo stesso avere la possibilità di acquistare qualcosa da vestire o anche un semplice souvenir per ricordo?? E chi è che oggi non ha nell’armadio almeno una maglietta firmata Hard Rock??

    Qual’è stata la sua fortuna?? Cos’è che l’ha resa migliore?

    COOP il cui slogan più diffuso e conosciuto è LA COOP SEI TU.
    A voi cosa viene in mente pensando a questo slogan??? Si riferisce al fatto che tu puoi essere socio e dunque al senso dell’essere cooperativa oltre che supermercato. La coop, infatti, nasce come supermercato ma ad oggi si può dire che sia come una grande famiglia, dove la gente collabora, dice la sua e contribuisce a dare un’ottima immagine di questa famiglia allargata. Per Coop si intende una cooperativa ma anche una società di consumatori, nella quale quindi i consumatori non sono dei semplici estranei che si recano all’interno di un supermercato per fare la spesa, ma hanno un ruolo attivo all’interno e come tale la rappresentano. Da tenere oggi presente, infatti, è appunto la figura del consumatore, che da semplice acquirente diventa membro di un enorme gruppo, dove esiste un forte senso di appartenenza e dove si crede fermamente che quello che la coop ci offre non sia soltanto uno dei tanti prodotti, ma IL PRODOTTO per eccellenza, quello che fa la differenza. Oggi non si parla più solo di spesa in senso lato, ma si parla in termini di esperienza d’acquisto, perchè fare la spesa oggi è diventato proprio questo, un momento nel quale un consumatore mette in gioco sé stesso e si esprime con congnizione di causa seguendo delle logiche e delle dinamiche ben precise. Oggi il consumatore, quindi, non è un individuo qualunque, ma un fenomeno da studiare e analizzare. Il punto di forza della coop è, dunque, il fatto di essere un luogo nel quale la gente può dire la sua, pur essendo un supermercato. E’ questa possibilità di identificarsi nel marchio che spinge un potenziale consumatore a scegliere coop, rispetto ad altri supermercati. Giocare su questo fatto del sentirsi parte integrante e attiva anche in un supermercato non è cosa da poco, poiché è una maggiore garanzia per i suoi clienti, che si sentono così sicuri nell’acquisto dei prodotti che entreranno nelle loro case. Ma non è finita qui…la coop punta anche sul basso prezzo dei suoi prodotti che garantiscono tuttavia una buona qualità. Quindi l’emblema che la caratterizza e la contraddistingue è sicuramente il binomio qualità- prezzo. Ultima cosa da considerare, ma non per importanza, è che la coop ha avuto negli ultimi tempi una crescita e un’espansione anche a livello di servizi. Oggi, infatti, la maggior parte delle coop si sono trasformate in veri e propri centri commerciali, dove la gente oltre che fare la spesa ha la possibilità di fare altri acquisti, di fare shopping, di passare del tempo e di svolgere numerosi altri servizi. Oggi quindi il più delle volte si parla di ipercoop, ossia di un luogo abbastanza grande da contenere e concentrare al suo interno varie attività. La coop è diventata quindi un contesto ampio e allargato, un vero e proprio luogo di incontro, ma al tempo stesso consente anche alla gente di risparmiare tempo, poiché appunto c’è la possibilità di svolgere più servizi all’interno dello stesso luogo senza doversi necessariamente spostare altrove e, considerando che oggi la maggior parte delle persone è sempre di corsa, questa non è una cosa da poco. Per concludere quindi possiamo dire che la Coop è riuscita a creare attorno a sé un’immagine di beneficio, di qualità e di “famiglia allargata”, tanto che un consumatore si riconosce nel marchio e di conseguenza nel prodotto coop, e questo agevola e favorisce la vendita e l’acquisto, poiché il cliente si sente a suo agio e sa con certezza che acquistando un prodotto coop compra il benessere, la qualità, la salute.

    Ma cosa hanno in comune tutte queste aziende e questi marchi??? Il fatto di essere partiti da un’idea innovativa che prima non esisteva e di aver raggiunto un successo inarrestabile.
    LA NOVITA’ IN CONTINUA ESPANSIONE E IN CONTINUA EVOLUZIONE.

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