Se qualcuno avesse un po’ di tempo, lunedì siamo a parlare dell’ultimo monitoraggio che al Communication Strategies Lab abbiamo fatto in collaborazione con Corecom e Fondazione Sistema Toscana.
Ecco il comunicato stampa, scritto da Camilla Lastrucci, e l’invito per La comunicazione mobile dei giovani: dagli sms al social networking.
Il cellulare? Il diario dei giovani ai tempi dei Social Network
Sarà presentato il 17 ottobre a Firenze il monitoraggio realizzato dal Communication Strategies Lab dell’Università di Firenze e dal Corecom della Regione Toscana sull’utilizzo del cellulare da parte dei nuovi nativi digitali: dagli sms ai Social Networking17 ottobre – si terrà a Firenze presso la Sala del Gonfalone (Palazzo Panciatichi – Via Cavour, 4) il convegno dal titolo: “La comunicazione mobile dei giovani: dagli sms al social networking”. Nell’occasione saranno presentati i dati del monitoraggio ideato ed eseguito dal Communication Strategies Lab (CSL) dell’Università di Firenze e dal Corecom della Regione Toscana sull’uso dei cellulari da parte di ragazzi e ragazze di un’età compresa tra gli 11 e 18 anni della provincia di Firenze.
“Dagli SMS ai Social Networks: digital natives e cellulari” è appunto il titolo della ricerca – coordinata dal Prof. Luca Toschi, direttore del CSL – che ha monitorato un campione di 618 ragazzi localizzati nei 10 comuni della Conferenza dei Sindaci della zona fiorentina del Sud Est. Tale analisi, oltre ad offrire un quadro articolato del rapporto tra giovani e cellulare nel territorio fiorentino, potrà costituire una solida base per avviare un monitoraggio dell’evoluzione nel tempo delle pratiche sociali legate all’utilizzo delle nuove tecnologie.
Uso e personalizzazione del cellulare
Se molti studi fino ad oggi hanno evidenziato una generazione, quella spesso etichettata col nome di digital natives, il cui utilizzo del cellulare raggiunge livelli quantitativi molto elevati, l’analisi dei dati raccolti nell’ambito della presente ricerca ha restituito un quadro che si è rivelato ben più complesso ed articolato. Da un lato i numeri parlano di un cellulare sempre presente ed acceso nelle tasche dei ragazzi, dall’altro ne descrivono un uso molto più vasto: il cellulare viene percepito non soltanto come uno strumento per comunicare, attraverso SMS e telefonate, ma come un nuovo diario multimediale, personale, in grado di registrare comportamenti, attività, relazioni. Un vero e proprio multimedium, singolo oggetto dalle molteplici funzioni, che si rivela capace di integrare in se stesso un mezzo di comunicazione “uno a uno” e “uno a molti” (per esempio, quasi il 60% degli intervistati invia messaggi a più destinatari contemporaneamente), di produrre contenuti (foto, audio, video), di riprodurre un’ampia varietà di file (dalle foto ai brani musicali fino ai video).Il cellulare diventa quindi lo strumento che più di tutti raccoglie e riunifica attività comunicative ed espressive, siano queste condivise con la propria rete sociale o di natura prettamente personale e privata. Al pari di un diario personale, i cui contenuti sono per lo più segreti, non condivisibili per oltre l’82% degli intervistati, viene considerato come un oggetto intimo, da non condividere con altri perché racchiude contenuti privati, riservati. Uno strumento oltretutto nel quale identificarsi, visto che oltre la metà dei giovani indica almeno una caratteristica che permette di distinguere il proprio cellulare dagli altri, al di là della marca, come ad esempio il livello di usura, o dall’esistenza di ammaccature o graffi sullo schermo. Ma non solo, oltre all’utilizzo di cover, e suonerie, i giovani, a differenza degli adulti, praticano altre forme di personalizzazione, come la collocazione di adesivi, o l’inserimento di “ciondoli”. Il cellulare sotto questo aspetto, come lo zaino o il diario, è un oggetto “vissuto”, che mostra i segni del tempo e dell’utilizzo, e quindi e per questo è sentito proprio, al punto di sviluppare con lui un legame affettivo e di arrivare a dargli un nome.
Il cellulare e le reti sociali
Tra la data di ottenimento del primo cellulare e il momento in cui questo diventa uno strumento di fondamentale importanza per i giovani, passano pochi anni: gli anni che conducono dall’infanzia alla preadolescenza.
Il passaggio centrale, tuttavia, si ha quando il cellulare non è più solo lo strumento di approfondimento della propria rete sociale, utilizzato cioè per contattare i familiari e gli amici stretti ma come mezzo di estensione dei propri contatti, permettendo l’accesso ad ambienti online che raggruppano i giovani non soltanto per vicinanza geografica, ma anche e soprattutto per interessi condivisi.“In questa duplice modalità di utilizzo, prima in approfondimento poi in estensione delle reti sociali, appare evidente come, al di là di ogni tipo di determinismo tecnologico, questo mezzo di comunicazione non orienti, in sé, le attività di rete, piuttosto diventi funzionale al processo di allargamento delle reti sociali, tipico dei percorsi di socializzazione dei giovani – sostiene Gianluca Torrini, collaboratore di ricerca presso il CSL -. E’ appunto approfondendo le implicazioni comunicative legate all’utilizzo della telefonia mobile da parte degli adolescenti e dei preadolescenti, che il monitoraggio da noi effettuato copre un vuoto nel panorama delle ricerche sull’uso dei cellulari da parte dei giovani. Un panorama che vede, infatti, una vasta produzione di articoli, studi e libri molto esaurienti sulle implicazioni sociologiche e pedagogiche legate alla diffusione dei cellulari, ma una minore attenzione a come il fenomeno contribuisca a trasformare le forme, le pratiche, i significati della comunicazione”.(sembro serio
, ndr )
Il cellulare, tra promessa di libertà e strumento di controllo
I dati analizzati sono utili a comprendere come i giovani, “nativi digitali”, siano oggi i protagonisti di questo ambivalente processo di ridefinizione delle forme di comunicazione e di sociazione. Associano al cellulare termini positivi, ma al tempo stesso “neutri” sul piano delle implicazioni sociali: il cellulare evoca “comodità” (77,5%), “connessione”, “comunicazione” (75,5%). Solo una minoranza associa il cellulare ad una percezione di maggiore “sicurezza” (28,9%), e ancor minore è la percentuale di coloro cui il cellulare evoca una percezione di libertà (26,8%), comunque superiore a chi ritiene che il cellulare significhi anche “controllo” (15,9%). E’ infine interessante notare come una gran parte dei giovani avverta il rischio di una limitazione della libertà personale insita nello strumento, mentre non si rileva il timore che il cellulare possa costituire uno strumento di controllo in mano ai genitori. In particolare, non si percepisce come un vincolo la possibilità di essere costantemente rintracciati dai genitori, che possono chiedere di tenere il telefono acceso, di tenersi in contatto e di rispondere alle chiamate. Tanto meno sembrano consapevoli delle forme, più o meno velate, di controllo sociale che l’utilizzo del cellulare introduce.
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