novembre, 2010


13
nov 10

Ho visto delle 404 Error Page che voi umani…

Trovare una 404 error page è come sbattere su un muro, improvvisamente, mentre facciamo una passeggiata.

Tra i diversi modi per rendere meno frustrante la pagina di errore, c’è chi dà indicazioni su cosa fare, e chi, come nella raccolta fatta da Erica Swallaw per Mashable “35 Entertaining 404 Error Pages“, con un po’ di creatività (e del tempo), rende divertente qualcosa che divertente non è.


12
nov 10

libri vs. ebook

Segnalo un articolo di Virginio Sala, dal titolo “Libro vs. ebook: che senso c’è?“. Considerazioni che sarebbero molto utili leggere anche sui blog dedicati agli ebook che stanno spuntando sotto l’ala protettrice delle grandi testate nazionali (vedi ehi book! del Corriere della Sera), propensi invece a dare notizia della novità o della magia tecnologica.

Sono quotidiani, mi si dirà, non riviste scientifiche, e devono cercare di attrarre il lettore: ok, ma qualche strappo alle regole…


12
nov 10

ebook e user experience

Per un approfondimento su ux e ebook, ecco mp3 e slide di una virtual conference tenuta da Nicole Henning il 29 luglio 2010, dal titolo “Reading on E-Book Devices, the user experience“. Necessario ascoltare l’audio, visto che le slide sono poco esplicative.


6
nov 10

UX Camp Italia

Peccato per poter esser stato presente soltanto il pomeriggio al secondo User Experience Camp Italia. Aspetterò che siano online le slide della mattinata per avere un’idea di cosa si è parlato: converrà darci un occhio quando saranno pubblicate.

Davvero molti spunti, mi aiuteranno nelle ultime cose che sto facendo sugli ebook.

Nela foto, Jacopo Romei e la spiegazione del cycle time, con tanto di postit e una miriade di pallini colorati…


3
nov 10

iab forum 2010, la diretta

Per chi, come me, non è allo IAB Forum, ecco il link della diretta della due gironi milanese.

Il programma è veramente molto ricco e interessante: peccato non esserci.


1
nov 10

Digital divide, credibilità e nativi digitali

Mi è stato segnalato un interessante articolo di Sergio Luttazzo sullo spinoso problema della veridicità delle fonti online (ecco il pdf, per leggerlo, scaricato dal selpress), intitolato “La neo-ignoranza è un digital divide”.

Può essere un punto di partenza per una riflessione una frase dell’articolo che riporto: “Oggi, il digital divide non separa soltanto chi ha accesso a internet da chi non ce l’ha: separa una generazione (la nostra) che ancora si è formata, bene o male, sulla forma-libro e sulla critica dei testi, da una generazione (quella dei nostri figli) il cui nativismo digitale significa un’impreparazione spesso totale rispetto alle insidie conoscitive della Rete…”.

Queste poche righe mi portano verso ulteriori domande e punti interrogativi. Prima di tutto, una divisione tra digital natives e immigrati digitali che capisco sempre molto meno alla luce dei fatti: chi sono i creduloni del web? Ragazzi quindicenni o indistintamente il pubblico della Rete, che quindi comprende un universo ampio, esteso e variegato per dati anagrafici e sociali al tempo stesso? E non sono forse gli immigrati digitali, e quindi persone formate “sulla critica dei testi”, a far fare brutte, bruttissime figure a la Repubblica, o al Corriere, quando riportano notizie esageratamente false perchè riprese da chissà quale blog online (vi ricordate i gatti bonsai)?

Ed ancora: quanto è realmente cambiato rispetto ad un passato nemmeno troppo lontano fatto di testi univeristari le cui citazioni bibliografiche erano copiate da libr precedenti, a loro volta copiate senza alcun controllo, tanto da perpetuare la presenza in bibliografia di titoli mai editi, ma figli di errori tipografici?

Tutte riflessioni che, invece di farmi concentrare sul linguaggio digitale, mi riportano verso la grande questione relativa alla centralità della figura dell’editore, figura intesa come garante della bontà dei contenuti, della loro qualità e veridicità. Il bailamme intorno al concetto di credibilità, infatti, è sicuramente cresciuto per la facilità di accesso alla pubblicazione di contenuti, ma il punto su cui concentrarsi, più che sulla differenza fra generazioni, mi sembra l’assoluta mancanza di allenamento a quella critica dei testi di cui Luttazzo a ragione parla. Come a ragione correla ignoranza e digital divide: troppo spesso il legame tra questi due fattori è nascosto da rumore di fondo.

Questa correlazione, invece, pare centrale nello sviluppo di una socialità consapevole e di un cittadino intelligente, ma questa ignoranza di cui si parla, sfondoni alla mano, sembra non far caso alla data di nascita sulle carte d’identità.