Mi è stato segnalato un interessante articolo di Sergio Luttazzo sullo spinoso problema della veridicità delle fonti online (ecco il pdf, per leggerlo, scaricato dal selpress), intitolato “La neo-ignoranza è un digital divide”.
Può essere un punto di partenza per una riflessione una frase dell’articolo che riporto: “Oggi, il digital divide non separa soltanto chi ha accesso a internet da chi non ce l’ha: separa una generazione (la nostra) che ancora si è formata, bene o male, sulla forma-libro e sulla critica dei testi, da una generazione (quella dei nostri figli) il cui nativismo digitale significa un’impreparazione spesso totale rispetto alle insidie conoscitive della Rete…”.
Queste poche righe mi portano verso ulteriori domande e punti interrogativi. Prima di tutto, una divisione tra digital natives e immigrati digitali che capisco sempre molto meno alla luce dei fatti: chi sono i creduloni del web? Ragazzi quindicenni o indistintamente il pubblico della Rete, che quindi comprende un universo ampio, esteso e variegato per dati anagrafici e sociali al tempo stesso? E non sono forse gli immigrati digitali, e quindi persone formate “sulla critica dei testi”, a far fare brutte, bruttissime figure a la Repubblica, o al Corriere, quando riportano notizie esageratamente false perchè riprese da chissà quale blog online (vi ricordate i gatti bonsai)?
Ed ancora: quanto è realmente cambiato rispetto ad un passato nemmeno troppo lontano fatto di testi univeristari le cui citazioni bibliografiche erano copiate da libr precedenti, a loro volta copiate senza alcun controllo, tanto da perpetuare la presenza in bibliografia di titoli mai editi, ma figli di errori tipografici?
Tutte riflessioni che, invece di farmi concentrare sul linguaggio digitale, mi riportano verso la grande questione relativa alla centralità della figura dell’editore, figura intesa come garante della bontà dei contenuti, della loro qualità e veridicità. Il bailamme intorno al concetto di credibilità, infatti, è sicuramente cresciuto per la facilità di accesso alla pubblicazione di contenuti, ma il punto su cui concentrarsi, più che sulla differenza fra generazioni, mi sembra l’assoluta mancanza di allenamento a quella critica dei testi di cui Luttazzo a ragione parla. Come a ragione correla ignoranza e digital divide: troppo spesso il legame tra questi due fattori è nascosto da rumore di fondo.
Questa correlazione, invece, pare centrale nello sviluppo di una socialità consapevole e di un cittadino intelligente, ma questa ignoranza di cui si parla, sfondoni alla mano, sembra non far caso alla data di nascita sulle carte d’identità.