spinto dall’articolo sul corriere.it, sono andato su omegle, soprannominato l’antifacebook.
entri in una chat con uno “stranger”, sfondo bianco, scritte rosso e blu, e parli. cioè, parli se sei fortunato.
i primi due “stranger” mi hanno chiesto se ero gay, il terzo e il quarto un bello spam per siti di modelli, alla quinta ho trovato uno “stranger” olandese con il quale abbiamo fatto due chiacchere del più e del meno. ad un certo punto, sinceramente, non sapevo più che dire. ho provato con un altro ancora, e mi ha chiesto di offenderlo, e solo in inglese: non gradiva l’italiano.
da classico italiano parlo di calcio? di spaghetti mandolino mamma? oppure di politica? non so, forse il social networking trova la sua forza proprio nella possibilità di rafforzare legami deboli sì, ma pur sempre sociali. e su omegle di sociale c’è ben poco, anche solo per il fatto che poi diventa impossibile ritrovare il contatto con il quale avevi chattato.
è più che altro un gioco, con il quale divertirsi per qualche minuto.