a come atrocità: la fine del web

Di predizioni tecnologiche, profezie apocalittiche e scommesse mancate è piena la storia. Basta fare un giro sulle pagine di Paolo Attivissimo dedicate al “Era meglio tacere…”

La più recente, dal tono catastrofico, è targata Nemertes Research Group, che, dopo uno studio su quantità di informazioni, nodi, capacità di traffico ha fissato la fine di Internet così come noi la conosciamo nel 2010.

Colpa di 161 exabyte di dati, ovvero circa 180 miliardi di gigabyte di contenuti online, che obbligheranno i provider a investire i loro guadagni alla ricerca di una soluzione, ed a sborsare, secondo le previsioni, non meno di 130 miliardi di dollari.

Altrimenti, alla vigilia del fatidico anno, la Rete non sarà più in grado di garantire il passaggio di informazioni: la corsa a offrire spazi online agli utenti, infatti, sarà alla base del collasso informatico. E la scelta fatta da YouTube, per esempio, pronta a garantire ai navigatori la possibilità di uploadare contenuti a sempre migliore definizione, non sembra dare una mano al problema.

Appuntata la data, non rimane altro che aspettare.

 

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